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Bartolomeo Giachino (Pdl) risponde ai vescovi piemontesi

L’analisi molto preoccupata sugli effetti pesanti nella economia piemontese della crisi economica svolta dai vescovi piemontesi merita, da chi è impegnato in politica avendo fatto suoi gli insegnamenti della dottrina sociale cristiana,il massimo della attenzione.
Condivido l’analisi sulle pesanti conseguenze della crisi sulla condizione di vita dei più deboli, di chi è senza lavoro, di chi il lavoro non lo trova e di chi è ai margini del processo produttivo.
Condivido non da ora le preoccupazioni sul possibile declino del motore economico della nostra regione e di Torino. Basti un dato: il Piemonte che nel 1980 valeva il 10% del Pil nazionale oggi supera a malapena il 7,5%
In questa situazione gli effetti della crisi e delle politiche egoistiche e austere volute dall’Europa, e calate in Italia da Monti, sono ancora più pesanti in una realtà come quella piemontese che ha visto affievolirsi i tradizionali motori della crescita senza che ne siano stati individuati dei nuovi.
Intanto possiamo dire:
A)-che la decrescita, vagheggiata anche da alcuni esponenti politici cattolici del Pd, non è assolutamente felice;
B)-che la trasformazione di Torino portata avanti dalle Giunte di sinistra non l’ha rilanciata economicamente, se è la realtà urbana con la più alta di disoccupazione giovanile;
C)-la politica del rigore, senz’anima, del Governo Monti ha appesantito la situazione sociale della nostra regione come mai prima senza riuscire a delineare una qualche speranza per il ritorno alla crescita.
A fronte della questione sociale sottolineata per primo dal PDL con la messa in crisi del governo Monti, poi a fine anno nel messaggio del presidente Napolitano e ora dalla Conferenza dei Vescovi del Piemonte, ancora a Natale Monti, presentava la sua “agenda” che riconfermava come prioritaria la linea del rigore.
Ora le cose sembrano cambiate.
Tra gli economisti sta crescendo la critica alla politica dura scelta negli ultimi due anni dalla Germania e dalla Francia. Cosi come è chiaro che la speculazione internazionale sul debito pubblico italiana era stata originata dal mancato intervento a favore della Grecia.
La politica del rigore tutta tasse di Monti ha aggravato l’andamento economico del Paese ed è stato pagato soprattutto dalle classi più deboli. L’incapacità di intervenire sul tema dei pagamenti ha aggravato la situazione economica delle aziende, in particolare a quelle medio-piccole.
La linea recessiva deve assolutamente cambiare perché altrimenti sarà ancora più difficile mantenere il pareggio di bilancio.
Ecco perché anche coloro che sono critici della politica, e non hanno tutti i torti,possono, andando a votare, contribuire al rilancio della nostra economia e mettere la parola fine alla tassazione eccessiva votando chi propone una politica che tagliando la spesa pubblica libera risorse per abbassare la pressione fiscale e per ridare alle famiglie un maggiore potere d’acquisto.
Togliere l’Imu sulla prima casa, sospenderla per le abitazioni invendute sarà il primo passo per rimettere in moto il mercato immobiliare.
Cosi come il rilancio delle opere pubbliche piccole e grandi, che invece una parte della sinistra non vuole, farebbe ripartire un settore trainante come quello dell’edilizia.
Ecco perché è importante andare a votare il 24 e il 25 febbraio, per cambiare una politica economica che ci sta collassando.
BartolomeoGiachino

candidato alla Camera nella circoscrizione Piemonte 1 (Torino)