Lettera al giornale: se il pifferaio ritorna, a rischiare saranno i bambini

Gent.mo Direttore, mi ha fatto pensare molto l’immagine del pifferaio di Hamelin, usata molto opportunamente da Monti per qualificare la propaganda di Berlusconi. Il Presidente del consiglio ha citato però solo la prima parte della favola, ricordando la triste fine dei topolini ammaliati dal suono del piffero. Il seguito del racconto è molto più tremendo. Quando il pifferaio ritorna, a farne le spese sono i bambini, trascinati via dalle loro case e fatti sparire. È questo il pericolo che corriamo se favoriamo il ritorno al potere di Berlusconi: ipotecare il futuro dei nostri figli per poche briciole di benessere. È il problema che sta assillando anche Obama: non potendo far pagare i ricchi (per l’opposizione repubblicana) o si tagliano i servizi sociali o si aumenta il debito. Ma ogni aumento del debito è un’ipoteca sul futuro. Per non mettere oggi “le mani in tasca agli italiani” si decide che pagheranno domani i nostri figli, si distrugge il loro futuro!
Da genitore con figli studenti e da insegnante alle prese ogni giorno con giovani tanto pieni di straordinarie capacità quanto vuoti di speranza, sento tutto questo come un delitto.
Anche a livello ecclesiale c’è un silenzio assordante. Pesano gli anni di connivenza con chi ha fatto dell’egoismo la cifra del proprio consenso, con pochissime voci fuori del coro, tra cui, Famiglia Cristiana.
Credo sia il momento di prendere coraggio e di parlare chiaro, chiamando alle loro responsabilità quanti hanno a cuore il domani del nostro paese: papà e mamme, nonni e nonne. Andiamo a votare pensando, prima che al nostro portafoglio, ai nostri figli e nipoti. Basta con la favola dei “comunisti che mangiano i bambini”; ben altri sono i “pifferai” che li minacciano: chi ha lasciato in eredità una scuola senza fondi, una sanità inefficiente, una situazione del mondo del lavoro drammatica perché le fabbriche chiudono.
Battista Galvagno