Odissea fiscale per 37 euro (già pagati)

UFFICI PUBBLICI La lotta all’evasione è di certo un obiettivo importante, perché proprio il numero eccessivo di “furbetti” che non pagano le tasse è tra le cause dell’elevata pressione fiscale italiana. Può accadere, però, che il meccanismo della verifica fiscale si tramuti in una trappola meccanizzata in grado di catturare al suo interno anche persone incolpevoli, come dimostra la storia di Matteo. Una storia che, fortunatamente per il protagonista, gira intorno a una piccolissima somma, anche se proprio questo dato rende ancor più assurda la vicenda.

«La mia storia inizia nell’autunno del 2011, quando per la prima volta nella mia vita mi sono visto recapitare una contestazione da parte dell’Agenzia delle entrate di poco superiore ai 600 euro», ci racconta il diretto interessato, un 40enne sposato di Bra.

Preso un giorno di permesso il nostro protagonista si reca negli uffici braidesi dove viene a conoscenza del problema: «In pratica, l’Agenzia mi contestava il mancato pagamento di un debito Irpef risalente al 2009. Una cosa che non mi quadrava, visto che sono un lavoratore dipendente che da sempre presenta un 730 completo a un Caf, che verifica i dati».

Una volta corso dal commercialista a recuperare la documentazione ecco svelato l’arcano: «Premesso che quell’anno per ragioni contrattuali avevo fatto una dichiarazione dei redditi congiunta con mia moglie, all’Agenzia mi hanno spiegato che per un “errore tecnico” il Caf aveva inserito il mio debito nella colonna relativa a mia moglie, che lo aveva comunque scalato dal suo credito di imposta, di misura superiore. Quindi allo Stato risultava un debito a mio carico, ma nessuno si era preso la briga di verificare che mia moglie aveva pagato più del dovuto».

Una seconda mattinata all’Agenzia delle entrate – e quindi un secondo giorno di ferie consumato – permettono al nostro protagonista di risolvere almeno in parte la questione. Una volta presentata tutta la documentazione, nelle cui osservazioni erano indicati tutti i passi fatti dal Caf, l’ufficio ha effettuato una compensazione tra il suo debito e la cifra pagata in eccesso dalla moglie. Ma non tutto è a posto: «La compensazione riguardava l’Irpef statale, ma l’Agenzia non poteva intervenire sull’addizionale comunale, di competenza di un altro ente».

Rimangono quindi da pagare – o meglio, da ripagare, visto che la somma in realtà era già stata saldata dal coniuge – 37 euro, che con interessi e sanzioni minime saliva a poco più di 42 euro. Quanto al surplus pagato due anni prima, al nostro interessato è stato promesso un rimborso entro cinque anni. «Felice di essermi sgravato del grosso del debito ho pagato subito senza fare storie. Sono corso in banca con il mio F24 e poi sono tornato all’Agenzia delle entrate a portare la ricevuta. Pensavo quindi che tutta la questione si fosse chiusa lì, ma mi sbagliavo».

Nei giorni scorsi, infatti, Matteo e la moglie (in quanto coobbligati) ricevono entrambi una cartella esattoriale emessa da Equitalia nella quale il famigerato ente incaricato della riscossione delle imposte chiede celermente il pagamento dei 37 euro dovuti (che nel frattempo con le nuove sanzioni applicate sono saliti a 59 e spicci), pena l’avvio di una procedura esecutiva.

«Ero incredulo. Una volta recuperata la pratica conclusa due anni prima sono tornato all’Agenzia delle entrate di Bra per esporre il mio caso. A dire il vero anche l’addetta si è stupita della vicenda e poiché non era il primo caso che si trovava di fronte ha ipotizzato che si fosse verificato di un disguido informatico. In ogni caso, è stato aperto un procedimento di contestazione al termine del quale mi verrà rilasciata una certificazione che attesta l’insussistenza del debito contestato. Al che, onde evitare future richieste da Equitalia, dovrò recarmi nei loro uffici per sottoporgli il documento. Nella speranza che basti».

E meno male che la soppressione degli uffici braidesi dell’Agenzia delle entrate è stata sospesa, perché in caso contrario, tra i giorni di ferie consumati e i soldi necessari per recarsi più volte negli uffici di altre città, al nostro protagonista forse sarebbe convenuto ripagare per la terza volta i 59 euro e stare zitto.Ma forse qualcuno conta proprio su questo…

Roberto Buffa