Socio-assistenza, la ricetta del MINISTRO

L’INCONTRO Rosa sembra felice nella sua nuova casa. Nons i sente più sola. Chiacchiera con le coetanee, si aggira nei cortili, vive nel ricordo dei suoi ragazzi. A volte ride con le amiche. Talvolta ne parla indispettita, proprio come accade con le persone care. La struttura sulla collina è divenuta la sua dimora, eppure Rosa continua non lasciare la borsetta bordeaux, quella che ha portato con sé il giorno in cui è arrivata. Dentro ci sono le immagini a cui tiene, i documenti, i fazzoletti, il telefono che non sa più usare, le chiavi dell’alloggio che ha lasciato, i piccoli oggetti simbolo di un’esistenza quieta.

Chissà, se il ministro Renato Balduzzi si è accorto di lei, passando nel Roero, venerdì scorso. Chissà, se ha scorto la sua piccola testa canuta. Rosa, novant’anni, ha appena avuto un ictus. Non sorride più. Improvvisamente è diventata un’anziana non autosufficiente. Ora i soldi della pensione non bastano a pagare la retta della casa di riposo – 80 euro al giorno – e nessuno può aiutare la sua famiglia a farlo. Non può aiutarla l’Asl, che pure ha attestato il suo diritto, non lo farà la Regione – la sanità in Piemonte ha un “buco” da 900 milioni di euro –, non correrà in soccorso lo Stato. Rosa, che ha mai chiesto niente a nessuno, sarà abbandonata a se stessa, se i suoi cari non le staranno accanto. Forse lei lo sa. Forse, anche se non è più in grado di muoversi ed esprimersi, è per questo che nonna Rosa stringe sempre più forte quella sua borsa bordeaux.

No, Balduzzi non ha potuto conoscere Rosa, che non si trova alla residenza l’Annunziata di Sommariva Perno né a Rodello, dove ha fatto tappa il Ministro della salute sul finire della scorsa settimana. Ma è come l’avesse conosciuta. Perché la storia di Rosa è quella dei tanti anziani che vivono le medesime fragilità. Lo ha ricordato, con parole che prendono il cuore, il parroco di Sommariva Perno don Gianni Pavese: «Questa struttura – l’Annunziata – conosce, come altre, la grave crisi di questi anni, che impedisce – per l’inadempienza nell’assolvere ai crediti da parte delle Asl, per la difficoltà economica delle famiglie – di poter assistere sempre più anziani, di garantire i posti di lavoro, di lavorare con serenità per offrire accompagnamento. Tenga alto il profilo e l’interesse del settore, Ministro. Noi cerchiamo di farci voce di chi non ha voce, anziani, parenti. Non dimentichiamoli in nome di un sistema che guarda solo all’efficienza di chi produce. L’anziano non autosufficiente ha bisogno di tutto e dipende in tutto dagli altri. La salute va tutelata sempre, la vita di “chi ha lavorato una vita” o di chi è malato o non autonomo non può essere messa in un angolo o lasciata alla buona volontà delle famiglie: sono necessarie risorse. Vigili affinché i fondi per l’assistenza giungano alle Asl e da esse alle strutture. Torniamo a mettere le persone al primo posto».

Maria Grazia Olivero

L’Italia è sotto osservazione da parte del mondo intero. Nei mesi scorsi abbiamo compiuto grandi passi, creando le basi per la stabilità e, dunque, per la speranza. Il Piemonte è però in grave difficoltà finanziaria in tema di salute, con un buco da 900 milioni di euro. A partire dalla prossima settimana si farà chiarezza. Ci rendiamo conto dei problemi. Per questo abbiamo previsto che nel 2013 la dismissione del patrimonio pubblico, oltre che a copertura del debito, vada ad aiutare le autonomie locali

Renato Balduzzi, ministro della salute del Governo Monti

Anziani lasciati a se stessi

LA SITUAZIONE Lo Stato retrocede dalla vita dei cittadini. Gli anziani, ad esempio: chi sperava nella quiete deve tribolare, chi ambiva al riposo è costretto al duello. Drammatico il tempo di crisi: lo Stato non paga la Regione, la Regione non paga le Asl, le Asl non pagano le case di riposo. Abbiamo parlato con i responsabili di alcune strutture del territorio.

La residenza Mario Francone di Bra, che ha 60 ospiti. Ci spiega il direttore Mauro Fontana: «Il ritardo nei pagamenti da parte della pubblica Amministrazione arriva a 300 giorni, una situazione che mette in grave difficoltà le case di riposo. Ogni giorno dobbiamo affrontare spese legate ai fornitori, al personale (infermieri, medici, operatori sanitari, psicologi), farmaci, strumentazioni». Le persone con gravi patologie e redditi economici bassi possono essere inserite – in seguito a verifica da parte dell’Unità di valutazione geriatrica – nelle liste di convenzionamento della Regione, che paga il 50 per cento della retta mensile richiesta dalla casa di riposo (3 mila euro mensili nei casi patologici più gravi). Nella nostra Asl ci sono almeno 300 persone che avrebbero diritto alle agevolazioni ma che restano escluse per mancanza di risorse (vedi gli articoli di questa pagina). Prosegue Fontana: «Le famiglie in lista d’attesa sono costrette a tenere a casa il paziente (o a pagare per intero la retta). Quando la situazione si aggrava si ricorre al pronto soccorso: in questo caso un ricovero costa al sistema 700 o 800 euro al giorno, contro i 70-80 della struttura. Il dramma è evidente. Nel 2011 il Paese ha “bruciato” 18 miliardi a causa dei ricoveri impropri di anziani».

Dalla residenza Santo Stefano di Priocca – 75 pazienti – ascoltiamo la voce di Alba Minardi, la direttrice: «La Regione non paga più la quota della retta dei pazienti in convenzione. L’ultimo intervento si riferisce a giugno del 2012. Abbiamo trenta pazienti in regime agevolato, che costano circa 2.200 euro al mese. Facendo un rapido calcolo, la Regione ci deve almeno 200 mila euro». Il grido di disperazione è evidente: «Le famiglie sono in ginocchio e spesso non riescono a conciliare la necessità di cura dell’anziano con il lavoro. Il nostro problema è che, senza liquidità, si fallisce». Per chi invece a casa ci deve rimanere – gli anziani che hanno diritto all’assistenza, ma non ne ottengono il riconoscimento – le cose si mettonomale. «Gli equilibri di una famiglia che deve curare un anziano non autosufficiente possono sfaldarsi», conclude Alba.

Matteo Viberti