Con chi andrà Coazzolo?

COAZZOLO Essere a metà strada (circa 3 chilometri) tra due paesi più grandi può offrire la possibilità di scegliere con quale fondersi. Da una parte, Castagnole delle Lanze, 3.900 abitanti, stessa provincia e una consuetudine di collegamenti e servizi (scuole, ambulatorio medico, negozi e mercato); dall’altra Neive, 3.400 residenti, in provincia di Cuneo, porta delle Langhe verso Alba. Una cosa è certa: il futuro di Coazzolo, paese astigiano di 330 abitanti, già sotto la Diocesi albese, andrà verso la fusione. Forse è l’unica soluzione per non scomparire. «Siamo destinati all’accorpamento con un altro Comune», spiega il sindaco Fabio Carosso. «La fusione garantirebbe la possibilità di mantenere i servizi e di avere insieme i contributi statali per realizzare alcuni lavori».

Coazzolo, in passato, era già stato una frazione castagnolese. I più anziani coazzolesi, sulla carta d’identità, hanno ancora scritto “Nato a Castagnole delle Lanze, provincia di Alessandria”, poiché quella di Asti (anch’essa al centro di una probabile rifusione con quella mandrogna), nacque nel 1935.

Dalla sua fondazione, che risale all’epoca romana, il piccolo Comune astigiano ha subìto cinque variazioni amministrative. Il primo documento ufficiale dove viene citato Coazzolo risale al 13 aprile 1196. Il suo ultimo riconoscimento di “indipendenza”, da Castagnole delle Lanze, è del primo ottobre 1947.

Già dalle elezioni amministrative del 2014, l’Amministrazione di Coazzolo subirà la cancellazione della giunta e il dimezzamento dei consiglieri, avendo una popolazione inferiore ai mille abitanti. Il futuro primo cittadino avrà soltanto sei consiglieri, tra maggioranza e opposizione, di cui uno con l’incarico di vicesindaco.

Nei giorni scorsi, il sindaco Carosso è stato in Regione per un colloquio chiarificatore sull’iter da seguire per l’ipotetica fusione con Neive. La palla, però è stata passata al Ministero degli interni. «Valuteremo la loro risposta – afferma Carosso; – mentre con Castagnole la procedura è più snella, con Neive occorre valutare anche il cambio della provincia con conseguente allungamento del percorso burocratico. Dalle prime informazioni, però, potrebbe non essere un problema, in quanto la legge sull’accorpamento parla di continuità tra i Comuni e non cita la provincia».

L’ultima parola, però, spetterà ai coazzolesi, attesi questa sera, martedì 12, alle 21, in Municipio, per un incontro con l’Amministrazione comunale.

Fabio Gallina

Quando Treiso era una frazione

Comuni che vanno, ma soprattutto Comuni che vengono. Almeno era così fino a qualche anno fa. Alla fine della guerra si ricostituirono quasi tutti i Municipi accorpati ai tempi del fascismo e ne nacquero di nuovi, tendenza proseguita fino ai giorni nostri, tant’è che nel 1951 i Comuni italiani erano 7.810, mentre oggi sono oltre 8 mila.

Dalle nostre parti, un Comune nato in seguito a fusioni di più centri è Pezzolo Valle Uzzone, costituito nel 1928 dall’unione tra Gorrino e Torre Uzzone. Tra i Comuni nati dopo la guerra c’è Sale San Giovanni, che fino al 1948 altro non era che la frazione Bricco di Sale Langhe, mentre nel 1957 Treiso, fino ad allora frazione di Barbaresco, diventò Comune autonomo in seguito a una proposta di legge firmata dall’onorevole albese Teodoro Bubbio. Nell’astigiano è recente (1998) la nascita di Montiglio Monferrato, in seguito all’accorpamento tra Montiglio, Colcavagno e Scandeluzza.

Anche oggi, la situazione è molto fluida, tra accorpamenti di Comuni e la nascita di nuove realtà. In Emilia, una legge regionale del 7 febbraio ha sancito la nascita del Comune di Valsamoggia, frutto della fusione di cinque paesi della provincia di Bologna (Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno). La fusione è arrivata dopo un referendum consultivo, che ha visto vincere i sì all’accorpamento solo in tre paesi su cinque. Dell’iniziativa ha parlato col Sindaco di Savigno il presidente dell’Ente fiera del tartufo Antonio Degiacomi, in occasione di un recente incontro delle città del tartufo svoltosi a Norcia. «Anche se nel suo paese hanno vinto i no, il Sindaco di Savigno era molto convinto del progetto. I cinque Comuni venivano da una positiva esperienza di unione di servizi e hanno saputo guardare avanti con coraggio con un progetto a lungo termine. La fusione è stata preceduta da uno studio approfondito », spiega Degiacomi. In Piemonte, invece, a fine gennaio è stato istituito un nuovo Comune. Si tratta di Mappano, popolosa frazione (8 mila abitanti) che in precedenza era divisa tra Borgaro, Caselle, Leinì e Settimo Torinese. L’11 novembre 2012 si è svolto il referendum consultivo e hanno prevalso nettamente i sì alla nascita del nuovo Comune (circa il 60 per cento), anche se alle urne non è andato quasi nessuno, con un’affluenza pari all’11,5 per cento.

In alta Langa, una decina di anni fa, si parlò anche di “trasferire” sotto Castelletto Uzzone la borgata Sugliani, appartenente al Comune di Dego (Savona). Dopo le delibere favorevoli di entrambi i Consigli comunali il 17 maggio del 2002 venne presentata una proposta di legge da parte dell’onorevole Patrizia Paoletti Tangheroni (Forza Italia), originaria di Cairo Montenotte. Il 16 luglio dello stesso anno, la proposta di legge fu assegnata in sede referente alla Commissione affari costituzionali della Camera. Da allora non se ne è più saputo nulla.

Corrado Olocco