Il St. Mary’s ridimensiona

Il St. Mary’s college of Maryland ridurrà la propria presenza ad Alba. Giuseppe Nova (nella foto in alto), musicista di fama, è uno dei fondatori del campus albese oltre che dell’Italy & Usa Alba music festival. Una realtà fondamentale per il territorio.

È vero che il St. Mary’s potrebbe chiudere, Nova?

«Non direi. Vivremo quest’anno una trasformazione, passando da una struttura al servizio esclusivo del St. Mary’s college of Maryland, università degli Stati Uniti, a un’esperienza consortile, con diversi partner universitari, americani e no. La molteplicità di collaborazioni garantirà, oltre al normale funzionamento accademico, una maggiore autonomia gestionale e un impianto che nei suoi contenuti e modalità includerà un numero maggiore di corsi e proposte formative, che terranno conto delle peculiarità del territorio».

Quindi il campus perderebbe la sua identità originaria, legata appunto (sia per quanto riguarda il nome che per le risorse finanziarie ricevute) all’università americana.

«Il St. Mary’s of Maryland ridurrà la sua presenza nel campus albese a causa della contrazione del numero dei suoi allievi e della difficile situazione economica internazionale. L’università garantirà in ogni caso il suo sostegno alle attività artistiche dell’Alba music festival, continuando a essere tra i sostenitori sia dal punto di vista delle risorse economiche che della presenza di musicisti americani di alto livello. Il rivolgersi a una gamma più differenziata di partner ci permetterà di offrire un piano formativo più variegato».

Che cosa cambierà?

«Gli studenti americani, invece che “fermarsi” in città per periodi di sei mesi, parteciperanno a corsi di alcune settimane. In questo modo, il numero complessivo di allievi potrà aumentare, a fronte di una maggiore differenziazione e “frammentazione” dell’offerta formativa. A breve renderemo noti i dettagli della nuova situazione. Cercheremo comunque di utilizzare la difficoltà per migliorare, scovare nuove risorse e rimanere operativi sul territorio».

Matteo Viberti