Pasqua: nulla è più come prima

La Pasqua cristiana cade in una stagione in cui ci sentiamo quotidianamente costretti a misurarci con problemi e sfide. Esse sono legate alle grandi crisi che assillano la società, il mondo del lavoro, l’economia, e le nostre persone. Tutto ciò non fa che evidenziare la nostra radicale condizione di fragilità, enfatizzata dal limite estremo – la morte – la quale ci mette a tal punto in crisi che riteniamo persino sconveniente il parlarne. A ben guardare essa è il nostro più ostinato nemico, ciò che contraddice la nostra sete di felicità, che mina alle fondamenta l’anelito alla durata che è insito nelle nostre esperienze più significative: «La parola fine è sempre uno schiaffo che ci sorprende nel momento in cui siamo più assorti nella meraviglia della bellezza della vita».

Che senso ha “fare Pasqua”

Che senso ha parlare di Pasqua, in un simile contesto, così diverso dalle cartoline oleografiche della rinascente primavera e delle campane a stormo? Ha senso se andiamo oltre gli stereotipi e ne ricerchiamo il significato autentico. Esso è forse capace di una parola nuova, di speranza, proprio alla nostra dolente condizione segnata da fragilità e limiti oggi così acuti. Infatti la Pasqua ha realizzato il convincimento conclusivo del Cantico dei cantici: «Forte come la morte è l’amore». Gesù di Nazaret, che ha vissuto l’amore fino alla fine, ne ha sperimentato la forza nella lotta contro la morte, e l’ha vinta. Quel mattino ha segnato una svolta definitiva nella nostra storia. Da quel giorno nulla è più come prima. Da lì, come da un nuovo “big bang”, ha avuto inizio un travaglio da cui l’umanità e il creato usciranno rinnovati. La notizia della risurrezione di Gesù, che dà inizio anche alla nostra, è la risposta più straordinaria e adeguata che Dio dà alla nostra sete di vita, di realizzazione e felicità. Con la Pasqua «…L’uomo viene introdotto in Dio. La sua finitezza viene compenetrata dall’infinità di Dio, la sua mortalità dall’immortalità di Dio, la sua caducità dall’eternità di Dio…» (Anselm Grün). Non ci è difficile capire che “merci” così preziose non vengono offerte in saldo, e che, se prese sul serio, possono anche sconvolgerci.È successo ai discepoli di Gesù, ormai pavidi e rinunciatari, a lasciarsi raggiungere da una notizia tanto travolgente. Ma alla fine non hanno potuto opporsi alla sua forza trasformatrice e ne sono diventati testimoni coraggiosi ed estremi.

Le prove della vita: vissute in compagnia del Signore

Anche la Chiesa d’oggi riconosce nell’annuncio della Pasqua del suo Signore il proprio compito essenziale. Se Gesù è approdato alla vittoria della risurrezione assoggettandosi alla prova della sofferenza – compresi l’abbandono e il tradimento – e della morte, è perché possiamo accettare anche noi, le prove della vita come cammino verso la nostra piena realizzazione. Questa, da quel lontano, luminoso mattino, si compie al caldo di una compagnia che non ci abbandona nemmeno nei momenti più difficili; anzi, proprio in essi – i nostri che stiamo vivendo – mostra, se lo vogliamo, tutta la sua capacità di darci pace e gioia. Davvero la fede ci assicura che, anche nel travaglio quotidiano più stressante e faticoso, non siamo completamente al freddo della solitudine. La fede ci permette, nonostante stanchezze e sconfitte, di lottare per il bene, che fa toccare con mano, a chi cerca la giustizia, la pace, la fraternità. «La fede non chiude lo sguardo neanche di fronte ai laceranti interrogativi che pone la presenza del male nella vita e nella storia degli uomini, attingendo luce di speranza dalla Pasqua di Cristo» (“Messaggio finale” del Sinodo), ma ci conferma che Dio è sempre più grande delle nostre anguste visioni e aspettative, oltre che del male. e.

Il cristiano testimone della Risurrezione

Ogni cristiano è chiamato a tradurre quella buona notizia qui e ora, nella storia e nella compagnia degli uomini. Si tratta di una responsabilità gravosa ed esaltante: testimoniare una speranza invincibile dentro un mondo disincantato. Infatti partecipare alla risurrezione di Gesù «significa che noi possiamo vivere da uomini liberi; liberi dalla paura, perché siamo al sicuro protetti dall’amore di Dio; liberi dalla fissazione per la prestazione e per il successo; liberi dall’influsso irrefrenabile di avere e di avere sempre di più, che ci rende schiavi; liberi dal sospetto che tutto alla fin fine sia insensato e inutile; liberi dalla tristezza e dalla miseria che colgono molti; liberi dall’egoismo e dall’individualismo che non può mollare nulla, neppure se stesso » (W. Kasper). Chi accoglie la notizia della risurrezione di Gesù, chi lo accetta come amico nella propria vita, chi lo riconosce nei segni da lui scelti per assicurare della sua perdurante presenza (i poveri, innanzitutto, oltre che i sacramenti, appunto “pasquali”) è chiamato ad ampliare gli orizzonti della speranza, in un tempo nel quale essi tendono a ridursi; ad arricchire l’esistenza degli uomini con prospettive di solidarietà e di fraternità capaci di aprire varchi anche nella fitta coltre di problemi che ci opprime; a esercitarsi in un generoso esercizio di condivisione e disponibilità. Dobbiamo essere fino in fondo donne e uomini del nostro tempo, sentire affidati a noi i problemi di ciascuno e cercare con tutti le soluzioni di cui siamo capaci.

Le apparizioni del Risorto

Il “tempo pasquale” è così centrale nell’anno liturgico e nella vita di fede da distendersi in sei domeniche “di Pasqua”, cui seguono le due festività che rievocano gli episodi essenziali per la Chiesa: l’Ascensione e la Pentecoste. Nelle letture delle Messe domenicali, Luca cede la parola a Giovanni, che descrive alcune delle apparizioni di Gesù risorto, rievoca i suoi insegnamenti più importanti e prepara gli apostoli alla venuta dello Spirito Santo. La ricchezza dei temi contenuti in tali pagine chiede, a ogni cristiano che voglia vivere in pienezza questo tempo di grazia, di accostarle con attenzione e disponibilità. Ognuno di noi, per potersi comprendere come cristiano, deve trovare per sé le parole che gli aprono il centro della sua fede qui e ora. Perché Gesù risorto, presente nella sua parola oltre che nei sacramenti pasquali, è capace di sconvolgere i nostri progetti di piccolo cabotaggio e di stanca routine, per fare anche di noi delle persone “nuove”. Pasqua è la vita di Dio che entra nelle case degli uomini e ci conferma che vale la pena vivere come Cristo da risorti. L’esistenza che il Vangelo ci propone è rinnovata e per questo buona e bella. È ciò che sostanzia il mio augurio pasquale per tutti voi.

+ Giacomo Lanzetti, vescovo di Alba