Acna: l’Ue vigili sulla vendita

VALLE BORMIDA Con la vendita del sito Acna che pare ormai imminente (tra fine aprile e metà maggio si dovrebbe sapere chi sono i possibili acquirenti), sul versante piemontese della Valle Bormida cresce l’attenzione verso ciò che sta accadendo in Liguria. Nei giorni scorsi l’Associazione rinascita Valle Bormida ha inviato una comunicazione alla Commissione europea per informarla sugli ultimi sviluppi della vicenda e giovedì scorso, a Cortemilia, esponenti dell’associazionismo valbormidese e alcuni storici attivisti delle lotte contro l’Acna hanno incontrato l’onorevole astigiano Massimo Fiorio (Pd) per aggiornarlo sulla situazione e chiederne l’intervento a livello parlamentare. Fiorio ha ricordato le iniziative legate alla vicenda Acna avviate nella scorsa legislatura (interrogazioni e la richiesta al ministro Clini di venire in Valbormida), ma ha anche sottolineato le difficoltà incontrate nel cercare un confronto col presidente ligure Claudio Burlando. Al deputato astigiano attivisti e amministratori (all’incontro c’erano Sindaco e Vicesindaco di Cortemilia) hanno chiesto di coinvolgere altri parlamentari per portare avanti le istanze della Valle.

Nel documento inviato a Bruxelles l’Associazione rinascita Valle Bormida esprime preoccupazioni simili a quelle che evidenzia l’ex commissario Leoni nel box a fianco: «C’è il rischio che l’enorme discarica, la quale dev’essere costantemente sorvegliata e monitorata nei decenni a venire, attraverso il passaggio di proprietà possa finire in mano a soggetti che potrebbero non offrire le necessarie garanzie dal punto di vista gestionale e finanziario. A fronte del perdurante silenzio delle istituzioni che dovrebbero tutelare le popolazioni valbormidesi, quali la Regione Piemonte e gli altri enti locali, chiediamo un intervento urgente della Commissione europea affinché venga garantito che dall’operazione in corso non possa derivare alcun rischio per l’ambiente e per le finanze pubbliche».

Come è noto l’area di Cengio, dall’ottobre del 2009, è al centro di una procedura di infrazione avviata nei confronti del nostro Paese dalla Commissione europea per una presunta violazione delle direttive comunitarie in materia di discariche. Un aspetto che il prossimo proprietario del sito non potrà ignorare. Dall’incontro di Cortemilia è emersa anche la volontà di ricompattare il fronte piemontese per evitare che le decisioni sul futuro del sito vengano prese solo in Liguria. «Lo sviluppo della Valle Bormida dipende da cosa succede a Cengio», ha sottolineato il cortemiliese Bruno Bruna, per tanti anni in prima fila nelle lotte contro l’Acna,]mentre l’ex sindaco di Terzo d’Acqui Eliana Barabino ha osservato: «I liguri sono più compatti e determinati». Sulle ipotesi di vendita del sito si è soffermato Alberto Boido, che l’estate scorsa si fece avanti per conto di una costituenda società a capitale straniero interessata a comprare l’area per produrre combustibile “verde”. L’operazione non andò in porto a causa della presenza nel sito di un depuratore intercomunale (realizzato con 4 milioni e 700 mila euro di fondi destinati alla bonifica) e l’assenza della linea ferroviaria, smantellata ai primi di agosto da Rfi.

Boido ha ricordato l’esistenza di tre offerte di acquisto del sito e sottolineato che nei giorni scorsi a Cengio è iniziato l’abbattimento degli ultimi fabbricati “superstiti” nell’area destinata a essere riutilizzata. Segno che Syndial sta accelerando i tempi in attesa che i potenziali compratori escano allo scoperto. I lavori per ultimare la bonifica costerebbero 50 milioni di euro; per vendere il sito, Syndial chiede 10 milioni e sarebbe disposta a darne all’acquirente altri 3040 per completare la bonifica. Messa in questi termini, l’operazione sembra quasi un affare.

Corrado Olocco

Non togliere le responsabilità all’Eni

Stefano Leoni, fino a pochi mesi fa presidente nazionale del Wwf e, dal 1999 al 2004, commissario straordinario per la bonifica dell’Acna, conosce a fondo la situazione del sito di Cengio e il caso della procedura d’infrazione, avviata dalla Commissione europea nel 2009 proprio in seguito a un esposto dell’associazione ambientalista. «La procedura d’infrazione è ancora in piedi», conferma Leoni, sottolineando che, in casi del genere, i tempi per arrivare a un pronunciamento sono molto lunghi. Sulla possibile cessione del sito Leoni commenta: «Da un lato c’è il legittimo desiderio dei lavoratori e, in generale, dei cengesi di arrivare presto a un riutilizzo dell’area, ma sulla vendita occorre essere attenti. Il rischio è che si cerchi di eliminare la responsabilità dell’Eni per eventuali danni futuri. Auspico che, con la cessione del sito non si permettano soluzioni che tolgano le responsabilità agli attuali proprietari del sito». In parole povere: evitare che EniSyndial si liberi dell’ex Acna lasciando la patata bollente della gestione della discarica ai nuovi proprietari.

c.o.