Il vigneto-collezione è a rischio?

GRINZANE CAVOUR Quella sulla collina ai piedi del castello di Grinzane non è una vigna come le altre. È una sorta di enciclopedia all’aperto della viticoltura piemontese, che in circa due ettari di filari racconta decenni (e talvolta secoli) di storia della vite attraverso 400 vitigni e un totale di circa 600 accessioni (oltre 700, contando anche altre varietà italiane e internazionali presenti sul sito). È la raccolta più ricca d’Italia e una delle più vaste d’Europa, creata nel 1992 da Anna Schneider, dell’Istituto di virologia vegetale del Cnr di Grugliasco e docente di ampelografia all’Università di Torino.

Come sottolinea l’ampelografo Stefano Raimondi, che nei filari di Grinzane ci lavora, «ci sono tutti i vitigni della regione, sia quelli noti che quelli minori, con cinque piante per ciascuna varietà. Tutto ciò che è stato trovato in Piemonte è qui: un patrimonio storico enorme, una vetrina della biodiversità ».

Ora, sul futuro del vigneto-collezione di Grinzane si addensano nubi minacciose. Il problema, comune a tante realtà di diversi settori, si chiama carenza di risorse economiche. Cioè: tagli ai contributi regionali. Spiega Anna Schneider: «La Regione sostiene da anni la nostra attività di ricerca e sperimentazione, ma quest’anno i fondi saranno ridotti del 30 per cento sulla base di somme già stabilite. Per questo motivo la Regione ci ha invitati a tralasciare la parte di studio e a occuparci solo degli impianti e così abbiamo fatto, anche se ovviamente ci è dispiaciuto ».

Gli effetti dei tagli, continua la dottoressa Schneider, rischiano di avere conseguenze soprattutto nel medio-lungo periodo: «Il problema non è tanto l’attività di quest’anno, ma quella dei prossimi anni. Lavoriamo sulla base di piani pluriennali e per il futuro non sono previsti fondi per questo tipo di attività. Senza copertura finanziaria diventa difficile anche pagare il personale».

Aggiunge Gian Luigi Biestro, direttore generale della Vignaioli piemontesi, organizzazione che collabora alla gestione del vigneto: «Ci siamo impegnati a fondo per tenere in piedi questo patrimonio, che non è solo piemontese. Cerchiamo di reggere in qualche modo e di andare avanti, anche anticipando i soldi quando è possibile, ma non ci possiamo fare interamente carico noi di un bene che è della collettività. Sarebbe un delitto lasciar perdere questa esperienza dopo vent’anni. Senza fondi pubblici è possibile tamponare il problema solo per sei mesi o un anno».

L’unico canale di finanziamento possibile sono i fondi europei attivati attraverso il Psr. In un paio d’anni potrebbero arrivare circa 25 mila euro, ma solo per tenere a regime il vigneto ne servono 25-30 mila all’anno. «Non abbiamo mai sprecato i fondi a disposizione e abbiamo sempre cercato di gestirli al meglio, ma con questi tagli è difficile poter contare su somme sufficienti per la gestione del vigneto », prosegue la dottoressa Schneider.

In piedi: la professoressa Anna Schneider; seduto (secondo da destra): l’ampelografo Stefano Raimondi.

L’unica soluzione potrebbe essere quella di cercare di reperire le risorse attraverso altri capitoli di spesa, ma con l’aria che tira i risultati sono tutt’altro che sicuri. Oppure sperare nel sostegno dei privati, col rischio però di snaturare le caratteristiche dell’impianto di Grinzane e di farlo poi identificare come “la vigna di…”, seguita dal nome dello sponsor.

Corrado Olocco

LE ATTIVITÀ Conservazione e ricerca

Il vigneto-collezione di Grinzane non è solo una specie di museo della viticoltura. È un laboratorio che ha lo scopo di selezionare i vitigni e svolgere attività di ricerca e conservazione del patrimonio viticolo.

«Si cerca, ad esempio, di capire se alcuni vitigni sono stati abbandonati troppo in fretta e vedere se si possono recuperare. Ci occupiamo inoltre di preparare le richieste di iscrizione al registro nazionale delle varietà », spiega l’ampelografo Stefano Raimondi.

Negli ultimi anni, grazie alle ricerche svolte tra i filari di Grinzane, è stata recuperata la produzione di Slarina (uva del Monferrato alessandrino), Malvasia Moscata e Baratuciat (vitigno tipico della Valle Susa) e sono in corso le attività per il recupero del Montanera, vitigno diffuso nel saluzzese. Inoltre, nel vignetocollezione si svolge un’intensa attività didattica, con corsi per tecnici provinciali, studenti di enologia e funzionari di Valoritalia (la società incaricata di eseguire i controlli sui vini Doc e Docg).

Al vigneto-collezione di Grinzane collaborano anche la Vignaioli piemontesi, per l’assistenza tecnica, e l’Enologica (attraverso la scuola agraria di Grinzane), per la gestione pratica dei filari. Recentemente è stato realizzato un nuovo impianto di circa 11 mila metri.