Numeri alti, forse troppo

VINITALY Mercoledì scorso ha chiuso i battenti la quarantasettesima edizione di Vinitaly, una kermesse piena di gente e di iniziative, la quale in un’Italia che lotta continuamente con la crisi ha messo al centro dell’attenzione l’attività e l’impegno per lo sviluppo. Al di là dei numeri che Veronafiere ha prontamente diramato, va sottolineato il miglioramento di alcuni servizi, che hanno permesso a espositori e visitatori di operare in un contesto di efficienza e modernità. Ci riferiamo in particolare al sistema delle comunicazioni telefoniche, che non hanno più subìto i blackout delle precedenti edizioni, con grave handicap per la quotidiana operatività dei vari protagonisti.

Anche il livello tecnico dei convegni e dei vari approfondimenti è cresciuto: molte sono state le iniziative, anche di tipo economico, meritevoli di essere seguite. Peccato che, nell’euforia di sviluppare un’ampia proposta, non si sia tenuto conto del rischio di sovrapposizione tra gli eventi. Una maggiore attenzione al problema potrebbe favorire la partecipazione agli appuntamenti più interessanti.

Molto utili sono stati gli approfondimenti legati ai mercati di nuovo sviluppo, come Cina e Brasile, e le analisi delle nuove forme di aggregazione come le reti di imprese promosse dall’Informatore agrario. Senza dimenticare i molti appuntamenti nei quali sono stati diramati dati economici relativi alla struttura produttiva nazionale, regionale o di singole aree.

Nonostante l’impegno che Veronafiere dice di aver profuso, restano i gravi problemi di accesso e ripartenza dal complesso fieristico e, in particolare, dai parcheggi. Le code in autostrada e quelle in città si sono addizionate alle snervanti attese per lasciare i parcheggi. Per ridurre i tempi di attesa non restava che anticipare fortemente l’arrivo al mattino e l’uscita nel tardo pomeriggio, una condizione, soprattutto la seconda, non sempre praticabile in base agli impegni di lavoro.

Veniamo ai dati ufficiali diramati da Veronafiere: 148.000 i visitatori censiti, il 6% in più del 2012. Di questi, 53.000 sono risultati di provenienza estera, 4.000 in più dell’anno passato. Anche il numero dei giornalisti è salito: se ne sono accreditati 2.643 da 47 Paesi, contro i 2.494 del 2012 provenienti da 42 Stati. L’enunciazione di questi dati sottintende un altro problema, che andrebbe attentamente valutato, perché non ha senso questa costante corsa alla lievitazione dei numeri. Ogni anno, viene segnalato un 5 o 10 per cento di incremento. Ma sono sempre davvero tutti operatori coloro i quali varcano le soglie del Vinitaly? A leggere la pagina introduttiva del sito della fiera sembrerebbe così, visto che c’è scritto che Vinitaly è aperto solo ai professionali. Non ci pare, tuttavia, che i produttori ne siano convinti, viste le loro frequenti lamentele. Più che mirare al sistematico aumento dei numeri bisognerebbe lavorare per accrescere la qualità e la professionalità dei visitatori, anche per evitare a priori certe scene di palese ubriachezza o certi fatti sgradevoli tipo la rissa che nel tardo pomeriggio del 9 aprile si è scatenata davanti all’ingresso del parcheggio taxi.

Maurizio Marello, Mario Sandri, Massimo Scavino ed Enzo Borgna allo stand del Consorzio dell’Asti

L’ultima nota riguarda la programmazione della prossima edizione. In fiera circolavano voci insistenti che parlavano di un ritorno al passato. Invece, a meno di cambi in corso d’opera, non sarà così. Veronafiere ha annunciato che il prossimo Vinitaly si terrà dal 6 al 9 aprile, ancora da domenica a mercoledì.

Giancarlo Montaldo