Cantautori d’Italia: Paola Turci, Julie ed Elena Urru

ALBA È l’anno della maturità per il festival Cantautori d’Italia. La rassegna (vedi programma a fianco) giunge alla terza edizione e annovera tra gli ospiti Paola Turci e il direttore artistico del Club Tenco Enrico de Angelis, oltre a collaborazioni con il fotografo Guido Harari e la Wall of sound gallery. «Oltre a Paola Turci, avremo il piacere di ospitare Deborah Bontempi in arte Julie, con il suo sound sofisticato e un po’ retrò, ed Elena Urru, esponente di spicco del cantautorato dal sapore latin jazz», annuncia il presidente di Milleunanota, e direttore artistico della rassegna, Filippo Cosentino. Paola Turci dalla vittoria a Sanremo nell’89 con Bambini ha avviato una carriera che ha combinato sempre di più musica e l’impegno sociale. Interverrà a Cantautori d’Italia venerdì 17 maggio alle 18 in piazza Risorgimento, in un incontro-concerto nel corso del quale sarà intervistata dall’assessore alla cultura di Alba Paola Farinetti e da Adriana Riccomagno, e presenterà alcuni dei suoi brani più amati.

Qual è il ruolo del cantautorato?
«Oggi i cantautori, che sono per lo più rapper o fanno parte del mondo indie (indipendente), in netta contrapposizione quindi con la nuova realtà talent, composta quasi totalmente da interpreti, esprimono il disagio della realtà che li circonda in modo sempre più diretto, più vicino, a mio avviso, al linguaggio e alla visione della vita delle nuove generazioni. Rimane un ruolo di grande responsabilità, civile e culturale. È il potere della musica, e di quello che dice».

Ha scelto di unire l’impegno artistico con quello sociale: la musica è un veicolo per i temi sociali?
«Le due forme di “impegno” possono anche viaggiare separatamente, ma credo che condividere il lavoro, metterlo a disposizione degli altri, sia un modo a mio avviso normale di vivere al meglio il nostro tempo».

Il festival propone un’edizione tutta al femminile, e tante sono le questioni d’attualità che riguardano le donne: dalle pari opportunità, ancora lontane, al femminicidio. Eventi di questo genere possono essere utili come veicolo di sensibilizzazione?
«L’arte, in ogni sua forma, è cultura, è veicolo di informazione e aggregazione. Trovo meravigliosa ogni iniziativa legata a fatti importanti (e osceni, come il femminicidio) che dia la possibilità a tutti di sapere. E, di conseguenza, di agire».

Paola Turci

È attivissima su Twitter: in cosa la attrae?
«È il primo social che mi permette di sapere quello che succede in tempo reale nel mondo, oltre a conoscere persone interessanti e rimanere in contatto con quelle che conosco (però i miei amici li chiamo al telefono)».

La canzone di apertura dell’ultimo disco si chiama Utopia. Qual è l’utopia che le sta più a cuore?
«La giustizia sociale. E mi auguro, nonostante la situazione politica drammatica in cui attualmente versiamo, non resti un’utopia».

L’apporto femminile al cantautorato: com’era e com’è?
«Non vedo ricambio cantautorale, in questo momento, ma sempre più interpreti che esibiscono la loro potenza vocale. Ma ci sta. Noi siamo anche il Paese del bel canto».

Quali sono i suoi progetti per il futuro? «Sto lavorando a un nuovo disco e sto per cominciare la stesura di un nuovo libro, ma auspico a breve un nuovo viaggio, non escludendo un ritorno ad Haiti». c.d.p.

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