Da Valdivilla un Moscato senza tempo

CURIOSITÀ Recentemente ho avuto l’occasione di degustare Moscato d’Asti proveniente da vigneti situati a Valdivilla. Che nella frazione di Santo Stefano Belbo si producesse eccellente uva moscato è noto da molto tempo. Forse è meno noto il fatto che il Moscato ottenuto a Valdivilla e dintorni è in grado di evolvere inmaniera ottimale per vari anni.

Ricordo alla fine degli anni Sessanta il mediatore Obice padre visitare fornitori di uve per Fontanafredda tra San Maurizio e i Bosi. E ricordo trent’anni dopo Obice figlio valorizzare le vigne di Moncucco e l’enologo Cavagnero della Martini e Rossi parlare con ammirazione dei grappoli di Moscato prodotti a Marini. Perché queste uve erano cosi ricercate? Il terroir è la risposta univoca, ma nel senso più articolato: natura del terreno ricca di marne, di carbonati e microelementi, microclima temperato, tradizioni radicate, viticoltori appassionati, nuovi vinificatori emergenti.

Quali sottozone particolarmente vocate ricordo in oltre quaranta vendemmie? I bricchi, innanzitutto: Bruciata e Torre, Valloni, Rocce del Mu, Ca ’d Tolu. Allargandoci un po’, cito anche Marini San Maurizio, San Carlo.

In degustazione ho trovato due Moscati di Valdivilla (sottozona Valloni, azienda Ca ’d Gal). I millesimi sono 2008 e 2006. In ambedue il colore è ancora paglierino con piacevoli riflessi dorati. Il profumo è in evoluzione, ma molto gradevole. Come si sviluppa?

Il Moscato nuovo ricorda profumi fruttato-fiorali riconducibili a tiglio, acacia, miele, fiori d’arancio e gelsomino. Dopo 1218 mesi di bottiglia iniziano a formarsi aromi fruttati del tipo pesca, albicocca, mela rossa. È il terpene linalolo che diminuisce sensibilmente e quindi prevale il terpinolo. Il Moscato col tempo acquisisce note che ricordano la frutta matura e la marmellata in genere. Evolvendo ancora si arriva alla classica confettura di fichi e all’insolito aroma che ricorda la caramella rossa, tipo alchermes. L’acidità è ancora a buoni livelli di freschezza, la struttura ovviamente è ottimale, in quanto correlata alla sottozona di produzione dell’uva.

Due Moscato (non Barolo o Brunello) che hanno sorpreso gli assaggiatori per i piacevoli caratteri organolettici nonostante i molti anni di evoluzione in bottiglia.

Lorenzo Tablino