Festival della tv, i media a confronto

Dogliani meta di intellettuali, giornalisti e persone da tutta Italia. E gli abitanti paiono increduli: «Rispetto all’anno scorso il pubblico è aumentato incredibilmente », dice Marta, trentenne doglianese. «È entusiasmante veder crescere una manifestazione simile. Non potevamo chiedere di più: cultura, sapere e vivacità sotto casa». La folla si comprime per assistere ai dibattiti, ma il perno attorno al quale ruotano gli interventi è il web: i vocaboli 2.0 (tweet, social media, hashtag, post o blog) incuriosiscono. I volontari, gli organizzatori e i grandi nomi (tra gli altri Luciana Littizzetto, Lucia Annunziata e Fabio Caressa; in ultimo Roberto Saviano) hanno dato colore a piazza Umberto. «Collisioni, il Festival della televisione e le feste enogastronomiche potenzierebbero Alba e dintorni, sul modello delle grandi città»: parole di Luca, studente torinese in visita nelle Langhe.

Il patron della manifestazione, Carlo De Benedetti, non nasconde la soddisfazione: una gioia che esprime da doglianese, oltre che da editore.

Tante persone hanno partecipato agli incontri, anche quelli più impegnativi: allora la gente è attratta dalla cultura?

«Certo, ma lo fa più volentieri in un clima come questo, rilassato e informale. È raro trovare tanti operatori dell’informazione così diversi tra di loro, anche concorrenti dal punto di vista giornalistico, ma che discutono in toni pacati e senza acredine, confrontandosi con il pubblico».

Carlo De Benedetti con Lucia Annunziata a margine dell’incontro dedicato ai nativi digitali

Possiamo dire che grazie al festival si può parlare di Dogliani anche per la sua cultura?

«Dogliani ha da sempre tante ricchezze e bellezze che però non tutti conoscono: chi vive qui e nei dintorni lo sa, ma molti altri no. Il festival è una grande occasione, un biglietto da visita con cui la cittadina può farsi conoscere e apprezzare».

m.c. e mar.vi.

Carlo Lucarelli: «Rispettiamo la dignità»

Carlo Lucarelli, scrittore di gialli e anche autore di programmi televisivi dedicati ai misteri italiani (prima della cronaca e poi della storia) e di un radiodramma (Dee giallo): esemplare caso delle intersezioni tra media.

Qual è il confine che separa la cronaca dall’attenzione morbosa?

«È essenziale non perdere il rispetto della dignità delle persone. La cronaca non sono le pagine di un libro. Parliamo di storie brutte che però riguardano persone vere, con la loro sensibilità e le loro vicende reali; per questo, ad esempio, non parliamo di cadavere ma diamo un nome alla vittima».

È ancora più delicato il passaggio alla narrazione dei casi della storia italiana.

«Che non si arrivi mai a delle conclusioni in realtà è un po’ qualunquistico: abbiamo bisogno di mettere in fila il lungo lavoro dei processi, tante sentenze che accertano una serie di fatti e vanno messe in ordine fino a farne un racconto. La gente invece ha una gran fretta di sapere tutto e subito: alla realtà non si possono applicare i tempi di un libro giallo».

C’è comunque il rischio che il racconto della cronaca influenzi l’inchiesta, l’indagine sulla realtà?

«Più che influenzare può interferire se perde il controllo della situazione, se vuole raccontare “troppo” e suggerire quanto ancora non si conosce».

Miranda Ciravegna

Alex Braga: «Vincere, con qualcosa di diverso

Alex Braga, novarese classe 1976, è musicista, conduttore e autore radiofonico e televisivo. Conduce Twit and shout su Radio 2.

Parlaci del programma.

«Si trattava di dare voce a opinioni che circolavano in rete. Non volevamo realizzare un programma su Twitter ma fare emergere la quantità di contenuto e la qualità dei cervelli affilatissimi che in rete sono liberi e sparsi; e abbiamo voluto concentrarci sul dare la titolarità agli autori del contenuto».

Dove vi ha portato questo metodo?

«Ci ha permesso di creare un progetto cross mediale che vive su Twitter (#twitandshout). Contiamo più o meno 5.000 followers, ma non è il dato interessante; secondo la piattaforma Blogmeter, l’hashtag twit and shout è tra le venti tag più citate. Il programma è diventato aggregatore di pensiero e qualità. Cerchiamo di raccogliere il materiale da tutta Italia, per proporlo con una grammatica differente dal linguaggio radiofonico tradizionale».

In base a cosa sono scelti i tweet da leggere?

«Sono selezionati in base a quanto fanno riflettere. Non si può avere la pretesa di fare informazione in 140 caratteri, ma si può avere la pretesa di utilizzare i 140 caratteri come miccia in grado di detonare in testa un pensiero diverso. La scelta non avviene in base alla celebrità dei followers: chi scrive la cosa migliore va in onda».

Come si fa il tuo lavoro?

«L’unica regola è avere qualcosa da dire. Bisogna essere convinti di avere qualcosa di diverso da esprimere; a quel punto hai vinto».

mar.vi.

Antonella Di Lazzaro: «I giovani sono forti»

Glocal. Ecco la parola per definire Mtv Italia. Antonella Di Lazzaro ne è la vicepresidente.

Ci parli dell’osservatorio di Mtv dedicato ai giovani. «

Abbiamo attivato prima delle elezioni un osservatorio sui giovani e la politica. Questo lavoro ci ha restituito delle macroevidenze: pur essendo pochi e poco rappresentati e purtroppo con una capacità di acquisto sempre più esigua, i giovani sono una generazione molto positiva; i ragazzi non si arrendono, sanno che dovranno rinegoziare il rapporto col mondo del lavoro e con la società,ma sono pronti a farlo. È una generazione che vede nella famiglia (allargata, intesa anche come gruppo di amici) il proprio punto di riferimento ».

E il rapporto tra giovani e politica?

«Rispetto al recente passato politico italiano abbiamo chiesto ai giovani quale fosse la propria propensione nei confronti della politica, delle istituzioni e dei movimenti. Nonostante un clima generale di sfiducia, il 72 per cento degli intervistati dichiarava che sarebbe andato a votare. Quello che loro avrebbero voluto nel candidato ideale erano più valori di trasparenza, onestà e autenticità e non per forza valori di competenza dati dall’età. Non chiedevano un governo giovane per essere giovane,ma un gruppo di persone autentiche, dirette e oneste. È inoltre emersa una forte propensione (27 per cento) a votare il Movimento cinque stelle. Riconoscevano in Grillo un politico che aveva saputo giocare con un linguaggio basato sull’immediatezza e sull’autenticità, elementi restituiti dal web e dai social media».

mar.vi.