La Cattedrale di Alba. Archeologia del cantiere

ALBA La cattedrale San Lorenzo ha custodito per secoli tracce importanti della storia di Alba. Negli ultimi decenni nascoste da un pavimento un po’ anonimo, tolto nel 2007 per adeguare il riscaldamento. Fu un’occasione unica per gli archeologi, che nella campagna di scavo trovarono l’antico fonte battesimale, quella che potrebbe essere stata la scala dove riposava, secondo la tradizione, San Teobaldo, sepolcri nell’area del presbiterio. E reperti che ancora non sono stati resi noti, tracce che risalgono ai romani e ai longobardi.

La grande mole di lavoro portata a termine dal gruppo coordinato da Egle Micheletto, nel frattempo nominata soprintendente per i beni archeologici del Piemonte, è l’oggetto di La cattedrale di Alba. Archeologia di un cantiere, che sarà presentato sabato 1° giugno, alle 10.30, nel Museo del tesoro della cattedrale, al quale si potrà accedere dal campanile del Duomo, in piazza Rossetti. Tra i relatori vi saranno Gisella Cantino Watagnin dell’Università del Piemonte orientale, e Claudia Bonardi, della Facoltà di architettura del Politecnico di Torino. All’incontro seguirà la visita al percorso archeologico – del quale si sta completando l’allestimento – della cattedrale. «La grande realizzazione della Soprintendenza, nonostante la generale penuria, darà la possibilità di comprendere i 1.500 anni di storia della cattedrale, visibili attraverso le ricostruzioni ottenute grazie ai reperti e agli studi seguiti agli scavi»: don Valerio Pennasso, responsabile dell’Ufficio beni culturali ecclesiastici della Diocesi, mette in risalto l’importanza del lavoro portato a termine. E annuncia che nel corso della presentazione sarà proiettato un video «di impatto, che darà riscontro comunicativo a quanto viene approfondito nel libro ». Il progetto che ha portato il San Lorenzo a essere la prima cattedrale scavata del Piemonte è Città e cattedrali. Architettura tra memoria e futuro, è stato finanziato dalla fondazione Crt, dalle Diocesi e da Arcus, società collegata al Ministero.

Un’immagine degli scavi nell’autunno del 2007 e la copertina del libro

Sofia Uggè della Soprintendenza spiega che gli scavi e i successivi studi, compiuti anche con tecniche sofisticate, hanno portato «tasselli nuovi per la conoscenza di Alba. È emerso uno spaccato della città dall’epoca romana» fino alla ricostruzione e del vescovo Novelli. L’area dove ora sorge la cattedrale in parte era occupato da una basilica civile (III secolo d.C.). Nel tempo lo spazio pubblico lasciò il posto a locali adibiti al commercio e magazzini, quindi abitazioni. Nel VI secolo si inserisce la prima cattedrale, ricostruita un paio di secoli dopo. Dell’edificio dell’VIII secolo, in epoca longobarda è stata trovata traccia di un atrio con destinazione funeraria, contenente i resti dei membri di una stessa famiglia. Nella costruzione di quest’ultimo spazio fu «reimpiegato un capitello di epoca augustea; riassemblato, sarà esposto nel percorso archeologico ». Il lavoro degli archeologi è proseguito fino a portare alla luce tracce delle fasi romaniche della cattedrale, fino a completare il quadro del Medioevo cristiano ad Alba.

Sabato 1° giugno, dalle 14 alle 18, la Diocesi ha organizzato un pomeriggio di apertura delle chiese albesi, a iniziare dalla cattedrale. Le visite saranno seguite dai Volontari per l’arte, disponibili per distribuire materiale informativo e dare indicazioni artistiche.

p.r.