Troppi crediti soffocano APRO

ALBA La Regione non paga e le agenzie di formazione sono costrette a ricorrere alle banche per gli stipendi.

La recessione non risparmia la formazione professionale: lo ha spiegato mercoledì scorso il presidente dell’Agenzia di formazione professionale di Alba, Olindo Cervella (foto). «La situazione è preoccupante», ha detto. «Nonostante la scuola goda di buona salute e non presenti perdite di bilancio – il consuntivo 2012 chiuderà con un utile di circa centomila euro – sul lungo termine esiste un rischio elevato: potremmo essere costretti a licenziare dei dipendenti».

L’apparente contraddizione – tra un presente salubre e un futuro critico – è una cruda analisi dei fatti: Apro fattura circa sei milioni di euro all’anno, il 90 per cento dei quali è finanziato dalla Regione. L’ente pubblico ha maturato un ritardo di circa sette mesi nell’erogazione dei fondi. Cervella: «La giunta Cota ci deve circa un milione di euro: le fatture arretrate risalgono a novembre. Siamo perciò costretti a richiedere prestiti alle banche, sborsando circa centomila euro di interessi passivi all’anno ».

All’impasse si aggiunge il debito di seicentomila euro che la scuola è stata costretta a pagare alla Regione. Il Presidente ricorda come «il debito ammontava al lontano 2002, e sarebbe caduto in prescrizione dopo 3.652 giorni. Torino ha preteso il pagamento dopo 3.651 giorni di silenzio». Apro sarà costretta a «tagliare parte dei corsi, ad esempio quello per il reinserimento dei disoccupati. Stiamo tentando di reperire finanziamenti da parte dei privati, ma la crisi generale rende difficile il rapporto con gli imprenditori».

È una situazione che non coinvolge soltanto la scuola albese, ma ogni polo di formazione professionale del Piemonte. Le associazioni di categoria e i sindacati si muovono, scrivono lettere per sollecitare interventi immediati. La scorsa settimana le associazioni Forma e Censop – che rappresentano circa il 95 per cento delle realtà di formazione professionale della regione – hanno chiesto ai gruppi consiliari di organizzare un incontro d’urgenza, inviando a Torino una lettera dal sapore drammatico: «Le agenzie formative sono ormai prossime a dover dichiarare lo stato di crisi. La necessità di ricorrere al credito bancario per sopperire ai ritardi dei pagamenti genera un clima di ansia e preoccupazione tra i dipendenti e i collaboratori ».

Gli effetti sono presumibili: la formazione professionale non svolge soltanto un importante ruolo legato al mercato del lavoro, ma favorisce anche l’inclusione sociale, l’integrazione culturale e pedagogica di frange «critiche» di popolazione studentesca.
Matteo Viberti