Un invito a “cinè ra gheuba” (ovvero a chinare la schiena)

Mercoledì scorso ad Alba nei pressi della chiesa di San Domenico un gruppo di turisti quasi inciampa in un voluminoso “rifiuto” di plastica, poco distante vi è un cestino portarifiuti, ma “i nostri” si guardano bene dal raccogliere quel borsone, oltretutto rischierebbero di contaminarsi con un rifiuto “straniero”. D’altronde normalmente “je gnun chi cina ra gheuba” cioè neanche gli indigeni si umiliano a raccogliere un rifiuto. Lo faccio io e i turisti stupiti dal mio gesto si complimentano con un caloroso thank you. Morale della favola, Alba ma in genere i nostri paesi curano la pulizia di vie e piazze vietando in molti casi anche l’abbandono delle cicche per terra e si sensibilizza al rispetto del suolo pubblico minacciando le giuste sanzioni. Ma il malvezzo rimane, anzi persiste il comportamento di autentici cretini che hanno imparato a mimetizzarsi nel buttar cartacce, infatti non ne becchi uno e di conseguenza le multe educative risultano poche e il miglioramento è lento. Pur mantenendo le sanzioni per chi sporca, propongo un cambio di strategia. Mediamente gli “sporcatori” non sono più del 3 o 4% del totale, ma se ad Alba in un giorno circolano sulle 30 mila persone abbiamo circa 1.200 maialini, che moltiplicati per tre cartacce a testa fanno 3.600 cartacce (e si vedono). Rimane un 96% di persone corrette, basterebbe che fra queste ve ne fosse un dieci per cento di virtuose disposte a chinarsi una volta sola in un giorno a raccogliere ciò che è stato buttato e noi avremmo risolto il problema. Ho provato nel mio piccolo e vedo che funziona, educa al rispetto di un bene comune quali sono le vie e le piazze del proprio paese o città e si sa bene che per cambiare una mentalità verso ciò che è pubblico occorre partire dalle piccole cose; se poi il gesto di chinarsi a raccogliere si ripete nello stesso luogo induce a emulazione e a riflessioni da parte degli indifferenti e mette forse più in crisi di un invito perentorio che arrivi da un vigile urbano… un invito a provare per credere.

Gino Scarsi

«Verba docent, exempla trahunt», dicevano i latini, cioè «le parole insegnano, gli esempi trascinano». Il semplice ma prezioso suggerimento di Gino Scarsi non è però solo una strategia che funziona, dati alla mano, rendendo meno sporche le nostre strade e inducendo all’emulazione. È un passo fondamentale per cambiare mentalità nei confronti dell’ambiente e in ogni situazione. Siamo abituati a pensare che, essendoci sempre qualcuno incaricato, e pagato, a svolgere qualche compito per la collettività, come tenere pulita la città, noi siamo esentati da ogni preoccupazione. In fondo, pensiamo che non sia giusto assumerci degli oneri al posto di altri, maleducati o disattenti. Il senso civico, invece, ci chiede di superare questa mentalità e di aprirci alla gratuità, di impegnarci per gli altri, per l’ambiente, per il bene comune, senza aspettarci niente in cambio, una ricompensa. Ci chiede di sentirci responsabili per tutti. Mi viene in mente un episodio che mi è capitato qualche anno fa. In occasione della professione religiosa di un confratello, mi trovavo di sera in un paesino. C’era molta gente e in onore del festeggiato era stato dato a tutti un gelato confezionato. Mentre mi guardavo intorno per trovare un cestino, un signore mi disse di non preoccuparmi e di gettar pure la carta per terra perché all’indomani gli spazzini comunali avrebbero raccolto tutto. Ero sconcertato, ma ho preferito mettermi la carta in tasca per mantenere la buona abitudine che avevo imparato da bambino. Non voglio giudicare quell’“usanza”. Sono però convinto che alla base stessa del cristianesimo ci sia l’amore gratuito. Gesù infatti ha detto di comportarsi come figli del Padre, il quale «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti». Siamo proprio al cuore del Vangelo: «Amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla… e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso»