Il lichene spregiudicato. Alba vuole il “suo” Gallizio

ALBA L’Amministrazione albese lancia un appello per raccogliere fondi in nome dell’arte: lo scopo è l’acquisto di uno dei “suoi” dipinti, la tela di Pinot Gallizio Il lichene spregiudicato (1961), da alcuni anni esposta in municipio, nella sala del Consiglio comunale. Nella sala stessa, mercoledì prossimo, alle 12, verrà annunciata l’iniziativa: il Lichene è infatti soltanto un ospite, poiché di fatto è una parte delle proprietà della fondazione Giovanni e Ottavia Ferrero, che a seguito del fallimento della passata gestione del Centro di riabilitazione dichiarato dal tribunale nel 2009, viene ora messa in vendita.

22.000 euro è la somma che ne permetterebbe l’acquisto, e quindi la permanenza in un luogo nient’affatto peregrino, se si pensa alla vicenda biografica del suo autore. Pinot Gallizio (19021964) fu infatti nel dopoguerra consigliere comunale per quindici anni: agli inizi nelle file della maggioranza democristiana quindi, per la maggior parte del tempo, in quelle dell’opposizione indipendente di sinistra. Anche in quella veste non rinunciò a esercitare il suo carisma, con passione, coscienza e ironica dialettica, condita di battute sovente folgoranti, per la gioia dei concittadini presenti alle adunanze, che non fatichiamo a immaginare come fedeli “abbonati” d’un teatro.

Persino i solitamente grigi verbali delle sedute diventano una lettura improvvisamente colorata, quando registrano gli interventi del “dottor Gallizio”. Che però – esattamente come per l’artista – va individuato per bene, superando la barriera del temperamento istrionico, esibizionistico, che pure gli era congeniale e che ha saputo usare anche in senso poetico nella creazione di mille narrazioni pittoriche (basti il titolo del Lichene spregiudicato a far da campione). Il Gallizio amministratore tenne spesso posizioni di minoranza, se non di isolamento, su temi quali l’integrazione sociale, la cultura e l’ambiente: tra i suoi molti crediti, nota è la sua “battaglia” in favore della sosta degli zingari, così come la sua “bizzarra” proposta di chiudere al traffico il centro cittadino (a metà degli anni Cinquanta…) e le sue orgogliose segnalazioni dei successi letterari di un giovane albese, Beppe Fenoglio.

Nel settembre 1956, in municipio fece entrare, come un paterno complice, gli invitati al “Primo congresso mondiale degli artisti liberi”: lui, che era forse il più libero di tutti, contribuì a creare sponde e incentivi per molti più giovani di lui, facendo aprire loro il Comune in veste ufficiale, mentre dichiarava Alba “Zona libera dell’Antimondo”. Sarebbe bene che della sua sana, libertaria spregiudicatezza potesse restare, in Comune, il segno di quel lichene.

Edoardo Borra