Sì all’impianto a BIOGAS, ma in frazione San Giovanni

BRA È ufficiale: l’impianto a biogas per produrre elettricità che doveva sorgere in località Monte Capriolo, ai confini tra la città della Zizzola e Cherasco, lungo la strada provinciale 661, non si farà. Un altro impianto, proposto sempre dalla cheraschese Biovis srl, ha ottenuto il via libera dalla Conferenza dei servizi che si è riunita a Cuneo lo scorso mercoledì.

La nuova struttura dovrebbe sorgere in frazione San Giovanni, a pochi passi dalle stalle nelle quali si allevano i bovini che forniranno il letame per generare energia. Dopo un primo pronunciamento, emesso il mese scorso, con il quale la Provincia aveva chiesto integrazioni alla documentazione, adesso è arrivato il sì definitivo. Una delle prescrizioni per continuare l’esame di questa nuova proposta era proprio rappresentato dalla rinuncia al “vecchio” impianto che la Biovis aveva in progetto in zona Monte Capriolo. Progetto che aveva fatto registrare la mobilitazione dell’intero territorio. La Biovis vi ha rinunciato a favore di un impianto più piccolo (300 kw di potenza contro gli oltre 600 del precedente), da realizzarsi in una zona ritenuta da tutti più idonea.

Commenta il sindaco di Cherasco Claudio Bogetti: «Sono soddisfatto che la Biovis abbia accolto i nostri suggerimenti e abbia cambiato progetto. La zona in cui avrebbe dovuto sorgere l’altro impianto resterà agricola». Commentano i rappresentanti del comitato “No biogas Biovis” Franco Madiotto e Giancarlo Scarzello: «Siamo soddisfatti per la risoluzione della vicenda. Da subito avevamo espresso il favore alla costruzione di impianti a biogas di più piccole dimensioni e vicini alle stalle, luoghi di produzione delle deiezioni. Rimane il forte rammarico di aver dovuto condurre una battaglia così dispendiosa sia in termini di risorse economiche che di energia (anche da parte dei proponenti) in tempi di grave depressione economica. Una posizione più chiara del sindaco di Cherasco, espressa da subito, avrebbe probabilmente portato in tempi molto più brevi alla risoluzione della vicenda».
Valter Manzone