Un corteo per il “San Lorenzo”

CARMAGNOLA “Il paziente sia al centro dell’interesse della sanità” questo il pensiero con il quale il sindaco carmagnolese Silvia Testa  ha aperto, sabato pomeriggio, la manifestazione di protesta della cittadinanza contro i tagli previsti all’ospedale San Lorenzo. Un  lungo corteo con striscioni e bandiere si è snodato dalle vie Chieri e Torino per portarsi davanti all’ospedale e concludersi nella centrale piazza Sant’Agostino.

Sull’ospedale, infatti, incombre il decreto della Giunta regionale che, il 13 marzo scorso, ne ha inserito il punto nascita tra quelli da chiudere,  in quanto sotto la soglia dei 500 parto all’anno. Ma, come più volte ricordato, solo nel 2011, quando il punto nascita venne chiuso dal 1° luglio al 15 settembre, tale numero non è stato superato.   L’Amministrazione comunale ha fatto notare tale incongruenza all’assessorato regionale che, dopo un mese, ha risposto che sia la conferenza Stato-Regioni sia i recenti orientamenti dell’ormai ex ministro Balduzzi prevedono la chiusura dei punti nascita che effettuano meno di 1.000 parti. In Piemonte in questa situazione se ne contano una decina.

La chiusura del punto nascitacarmagnolese  provocherebbe, secondo il Comitato in difesa dell’ospedale,  un effetto “domino” con la chiusura della ginecologia, della pediatria, per il rinnovamento della quale, nel 2011, sono stati spesi 480mila euro.

Il presidente Cota in tre occasioni pubbliche ha affermato che il punto nascita del San Lorenzo non deve essere chiuso; l’ultima volta è accaduto a marzo.

«Per contro – dicono dal Comitato in difesa del San Lorenzo –  il presidente Cota ha affidato una consulenza da 100mila euro annui oltre al rimborso spese, rinnovata per il 2013, a un esperto di fondi immobiliari con interessi  in  un gruppo ospedaliero francese, leader nel settore della sanità privata».

«A parte il possibile “conflitto di interessi” viene da pensare che l’ospedale di Carmagnola», ipotizzano dal Comitato, «sia  un “bocconcino appetibile” e che, quindi, la progressiva spoliazione di servizi persegua l’obiettivo di una eventuale cessione alla sanità privata».

m.b.