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Contro il femminicidio bisogna proseguire con la sensibilizzazione

L’ennesimo caso di “femminicidio” è accaduto a Bra e colpisce di più perché è vicino a noi. Fermandoci a pensare, purtroppo, ci accorgiamo che è vicino anche in termini di tempo: i casi si susseguono, sempre più ravvicinati, atroci e cruenti, sempre più contro ragazzine, se non bambine, in tutto il Paese. Di fronte a queste situazioni si devono fare delle riflessioni. L’Amministrazione comunale albese ha sempre fatto molto, anche in passate consiliature, e questo impegno è continuato sino a oggi attraverso un’ottima collaborazione con le Forze dell’ordine e con la Polizia municipale. Molta è stata non solo la partecipazione, ma anche l’iniziativa di tante associazioni femminili. Intensa è stata l’attività dell’Assessorato competente guidato da Mariangela Roggero Domini e della Consulta delle pari opportunità. I doverosi, recenti, interventi normativi hanno certamente aiutato la lotta contro la violenza, ma non hanno eliminato o drasticamente ridotto i troppi casi. Ulteriori strumenti dovrebbero arrivare al termine dell’iter per l’approvazione della legge di ratifica della Convenzione del Consiglio europeo sulla prevenzione e lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Eppure i casi non diminuiscono. Credo che ciò dipenda dal fatto che l’ambito proprio di questi reati è, quasi sempre, quello familiare, in cui è difficile penetrare, indagare e soprattutto che è difficile da comprendere in poco tempo. Ma quello che mi stupisce è che, sempre più spesso, c’è lucida freddezza che diventa “premeditazione” e porta con sé un forte allarme sociale perché viene a mancare totalmente una minima coscienza morale. La risposta che possiamo dare, anche a livello locale, è continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica, a educare le persone alla non violenza e al rispetto reciproco. Continuiamo quindi, insieme, a formare una nuova generazione a più giusti valori e cerchiamo di creare davvero le condizioni per una vita meno alienante, meno sola, offrendo certezze, prospettive e speranze.

Marta Giovannini, vicepresidente del Consiglio comunale

Sono anch’io convinto che sia necessaria una forte opera di sensibilizzazione. I fatti dimostrano che gli strumenti legislativi e gli interventi delle Forze dell’ordine non sono sufficienti, benché importanti. E allora la riflessione deve allargarsi e individuare le cause. Anch’io sono molto colpito dalla totale assenza di coscienza morale, dalla lucida freddezza che spesso appare. Non ho una risposta certa, ma mi chiedo se la mentalità corrente, gli pseudovalori che vengono diffusi dai media, dai comportamenti di coloro che hanno visibilità e notorietà non abbiano un forte influsso. Il problema non è nelle famiglie, ma nell’aria che respiriamo, nella cultura in cui siamo immersi. Se al primo posto viene sempre la soddisfazione dei propri desideri, l’autorealizzazione, l’essere vincenti, è difficile accettare, ad esempio, che una relazione finisca, che l’altro, spesso una donna, non faccia quello che io ho deciso. In altre parole, una società che ha messo al centro l’individualismo e l’edonismo, dove tutto è dominato dall’egoismo e dalla ricerca del piacere individuale, non può che dare frutti di violenza. Specialmente contro le donne, che nella maggior parte dei casi sono la componente più esposta e attaccabile. Qual è allora la soluzione? Occorrono leggi, strumenti di prevenzione e repressione, è importante sostenere, incoraggiare e spingere anche alla denuncia prima che sia troppo tardi. Ma soprattutto dobbiamo avviare un cambio di mentalità con un’opera di sensibilizzazione nelle scuole, in parrocchia, in famiglia, in tutte le sedi opportune. Dobbiamo tornare ai valori cristiani, che hanno anche una loro formulazione civile ad esempio nella Costituzione. Per vincere l’egoismo dobbiamo rimettere al centro l’amore, l’altruismo, la benevolenza, il prendersi cura dell’altro, il dono di sé, la solidarietà. Cominciamo col dare l’esempio.