Tornatore: «Il cinema, frutto di trucchi che dà emozioni reali e potenti»

BAROLO È emerso un sincero amore per il cinema dall’intervento di Giuseppe Tornatore – vincitore di un premio Oscar con Nuovo cinema Paradiso e di quattro David di Donatello. Il regista siciliano a Barolo ha raccontato il suo nuovo libro La migliore offerta (Sellerio) ed è stato premiato dai ragazzi del Progetto giovani.

Come si è avvicinato al mondo del cinema?
«La prima volta che entrai in un cinema avevo 7 anni; da quel momento sviluppai una sorta di dipendenza nei confronti delle sale. In tutto questo ho “freudianamente” attraversato un passaggio determinante per la mia vita: già da ragazzino, cercavo di impossessarmi del cinema. Perciò da giovane ero proiezionista: già allora cominciai a concepire Nuovo cinema Paradiso».

Che valenza hanno i premi cinematografici?
«Spesso, quando si parla di Oscar e via dicendo, trasuda un tipo di discorso diffuso impropriamente da un certo tipo di stampa. Spesso ci si dimentica che la salute della cinematografia si è mai misurata con la quantità di premi vinti».

Come viene alla luce il suo ultimo libro?
«È nato grazie alla perseveranza di un editore illuminato – Antonio Sellerio. Secondo lui la storia meritava qualcosa di più oltre alle immagini. Così mi chiese di scrivere un testo diverso rispetto al copione, più prosaico. È strano spiegare che il libro è stato pubblicato a film già concluso, ma è stato scritto prima che La migliore offerta fosse girato. Solitamente realizzando un film, mi vengono in mente idee, e le riporto su carta: costruisco profili di personaggi e poi li metto insieme. Spesso appunto pianifico tre storie differenti contemporaneamente. Per scrivere questa sceneggiatura ho unito la storia di una ragazza agorafobica, con un personaggio insolito: un battitore d’aste esperto di quadri e antiquariato».

Come si sta sviluppando il cinema? «Il cinema esiste da poco più di un secolo e solo oggi comincia ad acquisire gli stessi diritti del linguaggio letterario. L’evoluzione delle tecniche di ripresa è sorprendente: da muto è diventato sonoro, poi a colori, successivamente è stato inventato il cinema panoramico, stereofonico, tridimensionale. Gli esperti in cinema compresero fin dall’inizio le potenzialità delle macchine da presa: nei primi del Novecento, alcuni registi colorarono i fotogrammi a mano, così come accadde per il suono. Come suggerisce Giuseppe Tommasi, di Lampedusa: “Tutto deve cambiare affinché nulla cambi”. Nel cinema l’uomo assiste a storie che vengono racchiuse in un formato quadrangolare: sono storie costruite con trucchi ed escamotage sempre presenti perché per girare una scena occorre intervenire artificialmente: un film è frutto di stratagemmi, ma, incredibilmente, trasmette emozioni reali. Con la finzione si ottiene qualcosa di reale e potente».

mar.vi.

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