Giuliano Sangiorgi: «La diversità è crescita alla base della bellezza»

BAROLO «Piacere Giuliano». Una mano tesa, un giubbotto di pelle nera come i jeans, occhiali da sole e un caldo sorriso. Giuliano Sangiorgi, voce e leader dei Negramaro, è appena arrivato a Barolo per ritirare il premio dalle mani dei ragazzi del Progetto giovani. Lo spacciatore di carne è il suo primo romanzo.

La parola sangue viene ripetuta 68 volte all’interno del tuo libro. Non è troppo opprimente?
«A mio parere no. Il sangue non è opprimente: se visto e letto nel modo corretto è vita, è ciò che fa di noi quello che siamo. Nel libro c’è un chiaro richiamo al mestiere manuale – e “sanguigno” – del macellaio. Con questo simbolo ho voluto specificare quanto i gesti degli adulti possano influenzare tutta una vita dei più giovani. Prendiamo Edoardo, il protagonista del libro, come esempio. A 5 anni “di niente” viene obbligato a crescere in modo traumatico da un padre che inizierà a odiare e da cui tenterà, senza successo, di fuggire per tutta la sua vita. Abbiamo una grande responsabilità nei confronti dei giovani».

Il libro è un thriller psicologico che ha come fulcro un perdente. È legato in qualche modo al tuo silenzio forzato dopo l’intervento alle corde vocali nel 2011?
«Certo. Avevo iniziato a scriverlo nel 2005,ma il silenzio forzato di quel periodo nella mia testa era più rumoroso di mille poesie. Dovevo far capire i miei pensieri e anche il caos di sottofondo che avevo imparato ad ascoltare o sarei impazzito. In quel periodo ho finito il libro».

Hai creato un ritratto tetro della gioventù di oggi ma nelle tue canzoni c’è vita, speranza e amore. Quanto ti senti cantante e quanto scrittore?
«Non mi sento né l’uno né l’altro perché non mi vedo chiuso in un mestiere ma sono una persona che vuole sempre raccontare qualcosa a se stesso e agli altri. La scrittura mi aiuta a conoscere e a conoscermi ed è strettamente legata al tempo in cui vivo. Ti faccio un esempio: quando abbiamo cantato Meraviglioso di Modugno (in chiave rivisitata) lo abbiamo fatto con la speranza che le cose in quel particolare momento potessero cambiare, abbiamo usato quel brano come monito e richiamo ai giovani affinché si rendessero conto di ciò che stava accadendo nel mondo. Ma non è tutto: le canzoni sono piccoli romanzi, non credi?».

Se dico Baudelaire ti senti affine?
«Diciamo che sono anni luce da tanta grandezza, ma in fondo sì. Sono una persona inquieta e il libro è una proiezione maledetta del rapporto di amicizia che ho sempre avuto con mio padre. La fuga, ricorrente nel libro, è per me necessaria per scappare dalla stasi e crescere, perché evadere non è semplicemente scappare ma godere del viaggio verso una meta».

Una domanda dei ragazzi: Radio liberamente, dell’Emilia Romagna, ha come utenti e operatori ragazzi affetti da disagio psichico. Mi hanno detto di amare la tua canzone Quel matto sono io. Volevi porre l’accento su questo problema o è una canzone scritta di getto?
«Non volevo porre nessun accento su tali problemi, anzi. Siamo tutti diversi, da chi, da cosa e perché non mi interessa. La diversità è crescita ed è alla base della bellezza universale. Chi può definire chi sia il matto e chi no? Io no di sicuro».

Sei stato scelto per il “Premio giovani” per il tuo talento di scrittore, la tua capacità di innovazione e il tuo confrontarti con generi artistici differenti, la tua storia e soprattutto perché sei un esempio per chi ha scelto di non rinunciare ai propri sogni. Che cosa ne pensi?
«Sono fiero e onorato di essere qui. Ringrazio di cuore tutti. Tornerò ma nel frattempo mi godo il momento… Carina la rana rosa su quella macchina, vero?». Ementre Sangiorgi si appresta a salire sul palco penso che sarà in concerto con i Negramaro a San Siro sabato 13 luglio e mi stupisco di quanto sia un ragazzo semplice e fortemente legato al suo sogno.

Cinzia Grande

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