I pochi FIGLI dei piemontesi

INCHIESTA L’andamento demografico dell’Italia (e del Piemonte) sta peggiorando. La ragione: i mutamenti storico economici si ripercuotono sul presente. E la crisi provoca incertezza: senza soldi, i giovani hanno paura a mettere al mondo dei figli.

Il rapporto dei ricercatori di Ires Piemonte (Piemonte economico e sociale) indica un saldo negativo tra nascite e morti di 13.000 unità (pari al 3,1 per cento dei 4.371.134 piemontesi). La popolazione della regione cresce in totale di oltre 13.000 persone, soprattutto grazie all’immigrazione proveniente dall’estero, un fenomeno che però registra un calo. Sul totale di 26.724 nuovi piemontesi, 6.700 sono italiani provenienti da un’altra regione (nel 2010 erano la metà).

Se si considera l’andamento demografico della sola popolazione piemontese, senza tenere conto dei processi di migrazione interni o dall’estero, la situazione sarebbe molto diversa: la diminuzione dei piemontesi è in corso dalla seconda metà degli anni ’70. Dal periodo precedente alla crisi, oltre all’accrescimento del tasso di mortalità, si è registrata una corposa diminuzione delle nascite.

Il numero di decessi è collegato ai grandi numeri delle classi più anziane, risultato a loro volta degli eventi storici dalla guerra in poi, tra cui le migrazioni interne degli anni Sessanta-Settanta.

I nati sono 8,4 ogni mille abitanti: la diminuzione del 2012 corrisponde a circa 2.712 unità in meno rispetto al 2008, ovverosia da 39.551 nascite nel 2008 a 36.839 nel 2012. I nati da genitori di origine italiana passano da circa 32.700 nel 2008 a 29.700 nel 2012. Quasi un nato in Piemonte su cinque è figlio di stranieri (dati del 2011). Per gli italiani il calo è dovuto anche al declino della fecondità che dura da molti anni: il numero delle donne è in calo e il leggero aumento del numero medio di figli per donna (da 1,24 nel 2008 a 1,26) non basta a compensarlo. Nello stesso tempo si stanno riducendo i contingenti di donne di origine straniera e anche per queste ultime sta diminuendo il numero medio di figli (da 2,11 a 2,06).

La metà delle province piemontesi registra una crescita di popolazione: Cuneo con il 3,1 per cento rispetto al 2011 è al secondo posto dopo Torino (5,6). Seguono Novara (2,9) e Asti (1,6), che sono le province con il maggior saldo. Verbania è la provincia con il più alto decremento demografico: meno 3,5 punti percentuali a fine 2012. Alessandria, Biella e Verbania rappresentano le aree con il più avanzato processo di invecchiamento. In quest’ambito Cuneo vanta due primati: è la provincia più giovane – la fascia d’età compresa tra i 20 e i 29 anni rappresenta il 10,1 per cento degli abitanti complessivi (contro il 9,6 di Novara e il 9,4 di Torino); il 15,8 per cento dei cuneesi ha un’età tra i 40 e i 49 anni, gli anziani a partire dai 70 fino agli 80 anni sono il 10,2 per cento della popolazione. La Granda è anche la provincia in cui è concepito il maggior numero di figli (1,5 per donna, contro 1,4 di Asti e 1,4 di Torino) e si registra il più alto tasso di natalità (8,9 contro il 7,2 di Biella, la “peggiore”). Ad Alba la situazione conferma l’andamento provinciale: nel 2010 gli albesi erano 29.910; secondo il censimento del 2011, ammontavano a 30.804. Anche in questo caso i flussi migratori si sono dimostrati fondamentali per l’aumento della popolazione: secondo i dati Istat, il 31 dicembre del 2010 i cittadini stranieri albesi rappresentavano circa il 12 per cento della popolazione (3.348 unità), l’anno seguente hanno raggiunto la cifra di 3.556.

Le conclusioni del rapporto mettono in primo piano il deciso incremento degli spostamenti di residenza, verso il Piemonte e dalla nostra regione verso altre parti d’Italia o altri Paesi. Un dinamismo spiegabile dalla ricerca di nuove opportunità in tempi di crisi. Un altro aspetto messo in luce dai ricercatori è che «i dati del censimento 2011 (…) indicano come l’apporto della popolazione straniera nel ringiovanire la struttura per età della popolazione sia molto limitato ». E che quindi servirebbe capire le ragioni dei comportamenti che hanno per risultato la «bassa natalità piemontese» e rimuovere gli ostacoli alla realizzazione del desiderio di avere figli.

Marco Viberti

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