Monesiglio è senza sindaco

MONESIGLIO Da ieri, lunedì primo luglio, Carlo Rosso non è più sindaco di Monesiglio. Ingegnere e ricercatore universitario di 37 anni, Rosso ha rassegnato le dimissioni l’11 giugno, diventate effettive, come previsto dalla legge, dopo venti giorni. Ieri la Prefettura ha nominato commissario il viceprefetto aggiunto Marinella Rancurello, che ha già ricoperto la stessa carica a Bergolo fino a fine maggio. Rosso, eletto nel 2009, era al primo mandato e aveva già lasciato la carica nell’agosto dello scorso anno per contrasti con la propria maggioranza. Dimissioni che aveva poi ritirato. «Circa un anno fa – spiega l’ex primo cittadino nella sua lettera di “congedo” – le presentai,ma per amore per il mio paese, le ritirai. Oggi le ripropongo in modo categoricamente e assolutamente definitivo, perché, oltre all’assenza di fiducia e alla mancanza di condivisione di obiettivi, si sono aggiunte problematiche insormontabili ». Alla base del contrasto, quindi, ci sarebbe la mancanza di collaborazione tra sindaco e maggioranza. Aggiunge Rosso: «Ho sempre pensato che in politica le differenze d’opinione fossero la via per poter ottenere una soluzione migliore nell’interesse collettivo. Però, se a queste si aggiunge l’incomunicabilità e l’assenza di volontà di ascoltare e condividere le posizioni altrui, nella convinta sufficienza delle proprie opinioni, la possibilità di proporre soluzioni efficienti diventa difficile». «La dialettica politica e lo scontro verbale possono essere tollerati – ammette Rosso – ma che nell’agone politico entrino aspetti al di fuori dell’ambito pubblico, al punto di ritenermi incapace di assumere provvedimenti in modo libero, è, per la mia comprovata morale, inaccettabile». Le dimissioni, che possiamo definire a questo punto “liberatorie”, sono state definitive ieri con la richiesta della nomina del commissario prefettizio «per consentire al Comune di Monesiglio – conclude Rosso – di svincolarsi da un blocco amministrativo che, causato dalla sterile e nella maggior parte dei casi pregiudizievole diatriba interna, ha impedito al paese di effettuare interventi strutturali inderogabili, che erano invece stati promessi in campagna elettorale e apparentemente condivisi da tutta la compagine vincitrice delle ultime elezioni».

Fabio Gallina