Per lavorare SERVE una SPINTA

INCHIESTA Famiglia Cristiana ha appena pubblicato un sondaggio realizzato su un campione di 800 ragazzi. Gazzetta lo ha duplicato con un campione ristretto di maturandi della zona per scoprire che le risposte sono state simili a quelle dei loro coetanei.

Partiamo dal presupposto che le idee non sono affatto chiare anche per il nostro piccolo campione di diciottenni. Intervistando 10 ragazzi di altrettanti istituti i «credo», i «forse» e i «non so» si sprecano. Alla domanda: come mai tanta insicurezza? 8 su 10 rispondono che la scuola non offre consigli concreti, né su un possibile futuro universitario né tantomeno su un ipotetico lavoro nell’odierno tempo di crisi. Insomma: nella scuola manca un progetto generale di orientamento e i giovani se ne sono accorti. «La scuola non ci ha dato molte informazioni, abbiamo pochi strumenti di valutazione e idee confuse», ammette Lucia. Alberto ha un’opinione chiara su come sopperire alla mancanza istituzionale di aiuti: «È fondamentale essere curiosi, chiedere, informarsi, parlare. Inutile aspettare che ci venga detto cosa o come fare, dobbiamo essere propositivi e attenti a cogliere le opportunità che si possono presentare». Tutti hanno però la loro idea (e in questo differiscono dalla maggioranza italiana) – formatasi grazie a Internet o a cultura personale – riguardo il settore lavorativo più produttivo: 4 su 10 sono convinti che medicina offra un lavoro sicuro, due su 10 legano il loro futuro all’informatica, solo due parlano di enogastronomia – è una percentuale bassa, considerando che Alba è un polo di eccellenze enogastronomiche – e due sono pragmatici: il settore del benessere e della bellezza è l’unico in cui si può ancora sperare di ottenere buoni guadagni.

«Spero migliore ma dubito fortemente di riuscirci». Alla domanda: «Rispetto ai tuoi genitori come sarà la tua posizione?», la risposta è unanime. Nessuno dei ragazzi intervistati crede nel futuro. Sperano che impegnandosi fortemente possano avere una possibilità nei loro sogni di ragazzi ma sono molto concreti: l’importante è trovare lavoro, di quale genere o in quale luogo non importa. Solo tre di loro hanno infatti deciso di iscriversi all’Università pur avendo famiglie disposte a mantenerli negli studi.

«E per trovare lavoro, allora, come si fa?»: «La meritocrazia non esiste più. Se hai delle conoscenze hai la strada spianata e poco importa la preparazione. Basta essere raccomandati, avere la spinta giusta. Preparazione e competenze professionali contano meno di chi sei o della fortuna che hai e questo si intuisce già nel nostro “piccolo”. Non parliamo poi dell’essere donne: l’aspetto fisico nel nostro caso conta ancora molto». Silvia ribadisce più volte l’importanza del «calcio dato dalla persona giusta»: «Diciamo che il binomio fortuna più raccomandazione crea le condizioni ideali per un colloquio ». Daniela è d’accordo ma è più critica: «Purtroppo devi avere le conoscenze giuste anche se non dovrebbe funzionare così». E Monica lancia l’assalto finale: «La preparazione è importante a livello di cultura personale perché chi è raccomandato, anche se non è competente e preparato, lavora quanto uno che non lo è, se non prima e in posti migliori».

Tanta amarezza nei “nostri” dieci ragazzi e anche qui la voce è unanime: a cosa serve impegnarsi nello studio se poi a trovare lavoro è chi ha la classica spintarella?

Cinzia Grande