150 case a luci rosse

L’INTERVISTA Fin dalla sua approvazione, datata 20 febbraio 1958, la legge Merlin è stata oggetto di forti polemiche. Dal primo di settembre è partita una raccolta di firme per indire un referendum che abroghi questa norma. «Una proposta referendaria che è anche una battaglia di civiltà», sottolineano i proponenti, Angelo Alessandri e Matteo Iotti di Progetto Reggio e Luca Vezzani del Pdl, secondo i quali, «la riapertura delle case chiuse e la loro regolamentazione permettono innanzitutto di stroncare il racket della tratta di queste ragazze, evitando forme di schiavitù, e facendo in modo che anche le prostitute possano godere di diritti». Una posizione per certo molto discutibile. Che cosa ne pensano coloro che affrontano tutti i giorni i problemi connessi al fenomeno della prostituzione? Lo abbiamo chiesto a Giovanni Allocco, tra i fondatori dell’associazione Aurora di Pollenzo, la quale da anni si occupa di conoscere, diventare amica e liberare le prostitute della zona, aiutandole a rifarsi una vita dignitosa.

Innanzitutto definiamo la portata del fenomeno dalle nostre parti, Allocco.

«La nostra associazione è in contatto con una decina di ragazze che si prostituiscono regolarmente sulle strade tra Alba e Bra. Ma il numero non è fisso, in quanto diverse altre donne si spostano dalle nostre parti solo intorno alla metà del mese, quando circolano più soldi con l’arrivo degli stipendi. Quanto alla loro provenienza, si dividono perlopiù equamente tra l’Est Europa e l’Africa, soprattutto Nigeria. È molto difficile, inoltre, quantificare il numero di ragazze che si prostituiscono all’interno delle abitazioni: si stima che nella provincia di Cuneo ci siano dai 130 ai 150 appartamenti a luci rosse, concentrati per lo più nelle città, Cuneo e Alba in testa».

È favorevole al referendum?

«La legge Merlin è ridicola. Anche se la prostituzione domestica rende più difficile per noi incontrare le ragazze e aiutarle a venire fuori da questa vita».

Che cosa bisogna fare?

«Il problema è complesso e richiede una serie di interventi mirati a consentire alle ragazze di poter fare una scelta libera. Per fare questo occorre regolarizzare la figura della prostituta, consentendo alle donne che arrivano nel nostro Paese di uscire dalla clandestinità, visto che è proprio questa condizione che le mette nelle mani delle organizzazioni criminali. Quindi bisogna creare degli spazi in cui le ragazze siano controllate dal punto di vista igienicosanitario e soprattutto sotto il profilo dello sfruttamento. Non sempre però basta, come dimostrano i contatti con associazioni simili alla nostra di svariati Paesi del Nord Europa nei quali la prostituzione è legale. I nostri colleghi, infatti, ci hanno confermato come all’interno dei quartieri a luci rosse le ragazze vengano sfruttate come, se non più, di quanto avviene in Italia».

Ma quante prostitute fanno questa vita per loro volontà?

«Ben poche. Pressoché tutte le ragazze africane sono costrette e per di più devono ripagare le persone che le hanno fatte arrivare in Italia con somme che vanno dai 70 agli 80 mila euro, senza contare il denaro che inviano a casa per le famiglie. Molte ragazze dell’Est, invece, hanno dei lavori part-time, ma non sufficienti a permettere loro di cambiare vita. Inoltre, la crisi si è fatta sentire anche per loro, tanto che diverse giovani che avevano trovato lavoro ora sono dovute tornare per strada».

Il ritorno alle case chiuse, però, comporta un’accettazione morale della prostituzione. Come limitare allora il fenomeno?

«Bisogna agire sulla domanda oltre che sull’offerta. È necessario che la comunità, la scuola, le associazioni e le parrocchie lavorino insieme sui giovani per crescere persone che abbiano un’immagine diversa della donna. Per fare questo bisogna eliminare il tabù del sesso».

Roberto Buffa

Aiutiamole a rifarsi una vita

«Sono contrario all’abolizione della legge Merlin. Credo si debba combattere a tutto campo il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione,ma questo non può avvenire reintroducendo le case chiuse. Occorre piuttosto aiutare queste giovani, per lo più straniere e costrette a prostituirsi, a uscire dal circolo dello sfruttamento. Inoltre, sulla scia di quanto fanno da tempo diverse associazioni di volontariato, occorre star loro vicino, in modo che possano rifarsi una vita lontana dalla strada».

Maurizio Marello,
sindaco di Alba

Se fosse nel tuo condominio?

«Quello della prostituzione è un tema complesso che dev’essere analizzato sotto molti punti di vista, a cominciare dalla tratta delle donne. Ritengo che l’abolizione della legge Merlin non risolva il problema,ma ne apra altri, a cominciare dalla necessità di capire dove verrebbero collocate le case chiuse e a chi spetterebbe deciderlo. Non credo di essere contraria alla riapertura, a patto che coloro i quali andranno a firmare per il referendum diano disponibilità a che nel proprio condominio sia possibile ospitare una casa a “luci rosse”».

Bruna Sibille,
sindaco di Bra

PROPOSTA CHOC

Mario Canova: «Le prostitute? Nascondiamole nei postriboli»

Ad Alba, eccezion fatta per la Caritas e le altre associazioni – che aiutano le ragazze a costruirsi una vita lontano dalla strada – e le Forze dell’ordine che contrastano gli sfruttatori la prostituzione resta un argomento “off limits”. Non per il consigliere comunale del Popolo della libertà Mario Canova, il quale fa riferimento all’iniziativa di alcuni sindaci. Da Mogliano Veneto il sindaco leghista Giovanni Azzolini ha promosso un referendum per abrogare parzialmente la legge Merlin, con l’intento di cancellare gli articoli che impediscono l’apertura di case di tolleranza, senza ritoccare le norme che puniscono il reato di sfruttamento della prostituzione.

Canova, che senso ha riaprire le case di tolleranza?

«La legge Merlin ha favorito la criminalità organizzata, che controlla circa settantamila ragazze, una su due straniera e una su cinque minorenne, dai dati della Repubblica. I “clienti” sono 9 milioni, per un giro di affari che sfiora i 6 miliardi di euro all’anno. L’“industria” della prostituzione vive sulle strade, ma anche in appartamenti, alberghi, locali notturni e finti centri massaggi. La legge Merlin, dietro un finto spirito moralizzatore, ha gettato in strada migliaia di ragazze, lasciandole in balia dei loro sfruttatori ed esponendole a gravi rischi medico-sanitari ».

Quindi, meglio riaprire i postriboli?

«Sono cattolico, ma non ipocrita. La prostituzione è vecchia quanto il mondo e non credo possa sparire. Bisogna pensare a come regolarizzarla, eliminandone gli aspetti più negativi. Con la riapertura delle “case di tolleranza”, la prostituzione verrebbe normata e chi deciderà di esercitarla lo farà su libera scelta, senza dover subire terribili violenze. Il reato di sfruttamento alla prostituzione, invece, deve esistere».

Non mi pare una battaglia per Alba.

«Il fenomeno interessa anche la nostra città. Per accorgersene basta percorrere in un giorno qualsiasi della settimana la strada provinciale che conduce a Pollenzo oppure leggere le cronache dei giornali, che parlano di casi di prostituzione scoperti in appartamenti privati o in finti centri massaggi. Non a caso, sul nostro territorio, sono presenti persone che offrono accoglienza e supporto alle donne costrette a prostituirsi».

Non le pare riduttivo considerare la questione come un problema di ordine pubblico?

«Le donne che, spesso sotto costrizione, si appostano lungo le strade albesi non rappresentano un bel biglietto da visita in chiave turistica. Sono donne, spesso fuggite dalla povertà o dalla guerra, che vengono obbligate dai criminali a ridursi a merce. Non vedo perché l’Italia non possa adottare un sistema sperimentato nel Nord Europa».

Enrico Fonte