Facciamo qualcosa di concreto contro le troppe morti sulla strada

Continuiamo a essere informati dai mezzi di informazione delle morti in incidenti stradali causati da persone ubriache o drogate senza che nessuno faccia nulla. I cittadini si trovano impotenti di fronte a questi omicidi che vengono perpetrati sulle nostre strade e che spesso rimangono addirittura impuniti. Piangerli non ridà la vita ai morti e non placa il dolore dei vinti, che non sono solo i parenti delle vittime, ma anche i cittadini che hanno senso civico e amano la propria vita e quindi quella delle altre persone che compongono la società. Dobbiamo ritornare ad amare la vita, con comportamenti rientranti sempre nell’etica pubblica, creando situazioni che portino a valorizzare il giusto, il bello, il vero: è una sfida educativa che tutti dobbiamo accogliere e sentirci coinvolti. Interrompiamo questo silenzio assordante dei morti per le strade e ciascuno faccia la sua parte, cittadini e istituzioni, insieme, per debellare questo cancro della nostra società. Si riattivi la Consulta nazionale sulla sicurezza stradale che è ferma per cause inspiegabili, si attivino gli enti locali, si attivino le istituzioni, partendo dalle scuole, con programmi educativi che formino i giovani a una vita impegnativa, che la valorizzi per il bene che fa e non per quello che appare. Ricordo i memorabili versi di Ungaretti “cessate di uccidere i morti, non gridate più, non gridate”: non serve portare fiori ai cimiteri, perché le persone vanno ricordate da vive e facciamo allora politiche tese a salvaguardarle, facendo pressione sulla pubblica opinione perché interpelli continuamente chi ci governa che il valore della vita non ha prezzo.

Giorgio Groppo, presidente del csv Società solidale

Raccolgo volentieri questo appello. Sono ancora troppi, infatti, gli incidenti stradali che causano vittime che siamo costretti a piangere o feriti gravi con conseguenze permanenti e irreversibili. Le responsabilità sono a diversi livelli, dalle case automobilistiche costruttrici dei veicoli (e negli anni la sicurezza è aumentata), alle amministrazioni e alle società autostradali che devono garantire una corretta manutenzione e segnalazione. Alla fine però molto si concentra sulla responsabilità di chi si mette alla guida. Ricordo che l’istruttore, al tempo in cui studiavo per conseguire la patente, ci metteva in guardia dicendoci che di lì a poco avremmo avuto la “licenza di uccidere”. E in effetti una guida imprudente è una specie di arma, con possibili conseguenze fatali su noi stessi e sugli altri. Il pericolo aumenta in modo esponenziale se si assumono sostanze alcoliche o stupefacenti, peggio ancora se si fa un mix. Non ci sono dati certi, ma una prima sperimentazione condotta presso il Dipartimento delle dipendenze della Asl 20 di Verona dall’agosto 2007 al dicembre 2009, nell’ambito del progetto “Drugs on Street: no crash”, ha dato esiti allarmanti. Infatti esaminando 1.718 conducenti, il 45,1% era risultato positivo ad alcol e droghe. Era stata anche rilevata una tendenza a un loro uso combinato nel 7,6% degli esaminati; infine era emerso che il 16,4% dei soggetti risultati negativi all’etilometro era positivo alle droghe. Che cosa possiamo fare di fronte a questi dati? Sono auspicabili pene più severe per chi guida in stato di ebbrezza o dopo aver assunto droghe, maggiori controlli sulle strade. Ma come sempre è il lungo processo educativo che può cambiare le cose, a partire dalla scuola. È importante anche l’opera di informazione dei mezzi di comunicazione sociale. Più volte e in diversi modi ce ne siamo occupati anche su Gazzetta d’Alba. Da non trascurare, infine, l’esempio che ciascuno di noi può dare ai propri figli o alle persone vicine con un comportamento corretto.