L’Italia deve ripartire dalle famiglie

«La famiglia non è un affare privato perché l’architettura della famiglia è la parte fondamentale, essenziale e ineliminabile dell’architettura più generale della “civitas”». In risposta all’incitamento di papa Francesco durante l’Angelus di domenica 15 da Roma – «Coraggio! Avanti su questa strada con la famiglia » perché è «il grande impegno della Chiesa italiana » – l’assemblea del Teatro regio ha risposto con un applauso scrosciante e convinto. La 47ª Settimana sociale di Torino (1215 settembre) su “Famiglia, speranza e futuro per la società italiana” offre unanimità di analisi e prospettive, soluzioni e proposte, come raramente si riscontra.

Da Torino 2013 sgorgano impegni formidabili per il cattolicesimo italiano. Tre tappe sono già fissate, come spiega mons. Arrigo Miglio, già vescovo di Ivrea e oggi arcivescovo di Cagliari – dove il Papa si recherà domenica 22 settembre – e presidente del Comitato scientifico-organizzatore delle Settimane: nel novembre 2015 a Firenze il 5° convegno ecclesiale nazionale sul tema “In Cristo Gesù un nuovo umanesimo”; nel 2016 a Genova il 26° Congresso eucaristico nazionale; nel 2017 la 48ª Settimana sociale.

Spiega il sociologo Luca Diotallevi, vicepresidente del Comitato scientifico-organizzatore: se la famiglia «è il punto di non ritorno del cammino, l’obiettivo non è difendere posizioni o ribadire un principio» ma è accettare la sfida con un’azione pubblica e collettiva: «La buona volontà non basta, affidarsi ai tecnici è ingenuità o ipocrisia». Ne deriva che «non tutte le “civitas” sono compatibili con la famiglia. Lo diciamo soprattutto quando ci troviamo a difendere da soli le ragioni della famiglia».

Cosa hanno fatto i cattolici italiani – si chiede provocatoriamente Diotallevi – in questi tre anni dall’Agenda di Reggio Calabria 2010? E risponde: «È inutile, o ipocrita, porsi la questione della famiglia senza porsi il problema delle condizioni in cui versa il cattolicesimo politico».

Pur senza nominarla, il sociologo, tra applausi scroscianti e prolungati, contesta alla radice la legge elettorale, il cosiddetto “porcellum”, residuato del centrodestra berlusconiano-leghista, che impedisce ai cittadini di scegliere i parlamentari: da decenni «ci è negato il diritto di avere un voto pesante, come i cittadini delle grandi democrazie. Vogliamo essere noi a decidere chi ci rappresenta, ne abbiamo il diritto e il dovere». Perciò «bisogna combattere con azioni collettive e con un impegno protratto nel tempo ». Buttare a mare la legge è un obiettivo prioritario e ineliminabile del cattolicesimo sociale italiano.

Anche se, e non da oggi, le famiglie sono costrette a fare i salti mortali e a districarsi in una crisi che sembra non avere fine, la famiglia resta il “perno” su cui costruire il bene comune e la ripresa dell’Italia. Un popolo che non si prende cura delle famiglie, degli anziani, dei bambini e dei giovani, non ha futuro perché ignora la sua più grande risorsa e perché maltratta la memoria e la promessa. È il forte messaggio lanciato a un popolo sofferente, a un’opinione pubblica frastornata, a una classe politica timorosa di scelte strategiche, a una cultura isolata nei meandri dell’individualismo e del radicalismo. Al di là dei pregiudizi e degli steccati ideologici, la battaglia dei cattolici è «affermare lo spirito e la lettera con cui la Costituzione riconosce i diritti e i doveri di quella particolare formazione sociale che è la famiglia fondata sul matrimonio. Non possiamo spaventarci né tacere di fronte a chi propone o minaccia di trasformare un diritto in un reato di opinione».

Le proposte sono molte: la valenza pubblica dell’impegno educativo; «la contestazione radicale alla pretesa dello Stato di farsi educator »; il carattere ingiusto e inefficiente della pressione fiscale sui contribuenti e sulle famiglie; l’onerosità e le sperequazioni dello Stato sociale; lo sfruttamento delle famiglie immigrate; il degrado urbano. L’Italia deve ripartire dalle famiglie. Se ne devono convincere il Parlamento, il Governo e le forze politiche: al centro della società devono ridare un primato assoluto alle famiglie.

Pier Giuseppe Accornero