Ceresole: 120 bengalesi allo stremo

CERESOLE Gli abitanti della frazione Cappelli non sono più disturbati dal rumore delle presse che giorno e notte risuonava nei pressi dello stabilimento preso in affitto dalla cooperativa Rubina. Dal 25 settembre la lavorazione è cessata. Ma i risvolti, per i bengalesi, soci della stessa cooperativa, che vi erano impiegati, sono angoscianti.

Se è stato, almeno momentaneamente, risolto il problema dell’alloggio dei lavoratori, grazie alla disponibilità di alcune abitazioni della zona ad accoglierli, venute a mancare le possibilità di lavoro e, pare, la remunerazione di quello effettuato, sono emerse in tutta la loro drammaticità le difficoltà economiche in cui si dibattono.

Tutti questi lavoratori originari del Bangladesh, già presenti in Italia e forniti di regolare permesso di soggiorno, hanno versato una quota di 2.000 euro ciascuno per diventare soci della cooperativa Rubina, regolarmente istituita a Bergamo e amministrata da Miah Jamal e Hussein Masum, entrambi bengalesi.

Le presse si sono fermate nello stabilimento di frazione Cappelli. A sostegno
dei lavoratori, soci della cooperativa Rubina, è intervenuta la Caritas.

Anche se è difficile ricostruire i passaggi di committenza del lavoro e il ruolo svolto dagli intermediari, resta il dramma umano di un gruppo di 120 persone, associate per lavorare a Ceresole e in un altro stabilimento di Osasio, che ora sono senza lavoro e senza soldi. Di questi lavoratori 80 hanno trovato un tetto a Carmagnola, dove i responsabili della Rubina hanno stipulato un contratto di affitto a riscatto per una vecchia palazzina di via Petrarca.

La casa è però agibile per 18/20 persone per cui, dopo segnalazioni dei vicini, controlli di Asl e Forze dell’ordine, è scattata una ordinanza sindacale che intima lo sgombero dello stabile entro 60 giorni. Un tempo che però non sarà sufficiente alle organizzazioni sindacali per districare una situazione contorta di buste paga che – secondo quanto dichiarato dai lavoratori – oltre a riportare dati falsi, comunque non sarebbero state pagate.

Intanto i due amministratori della cooperativa Rubina hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica, all’interno del quale viene dettagliata l’acquisizione di una quota della ditta Sio di Osasio, di proprietà del ceresolese Daniele Olivero. Passaggio in seguito al quale la Rubina ha sborsato 60 mila euro di caparra oltre a quote mensili di 20 mila euro. Nell’esposto i due bengalesi rendicontano anche l’impegno, assunto nel contratto di cessione della quota, di impiegare Olivero nello stabilimento, come responsabile della produzione, con uno stipendio di 5.000 euro al mese.

Ma in merito a tutta la vicenda, non ci è stato possibile ottenere dal titolare alcuna dichiarazione, nonostante i ripetuti tentativi fatti per rintracciarlo.

Intanto, nei giorni scorsi, un appello delle Forze dell’ordine carmagnolesi ha messo in evidenza la situazione disperata di queste persone, stipate in spazi insufficienti e ridotte alla fame. Immediata è scattata una gara di solidarietà, coordinata dal centro di ascolto carmagnolese Caritas Il samaritano, che giornalmente raccoglie e consegna loro pane, pasta, riso, verdure, latticini e altri alimenti che aziende, negozi e privati mettono a disposizione dei volontari. Venerdì 4 ottobre è arrivato il primo sacco di alimenti anche ai lavoratori di Ceresole. All’interno, pane, pollo, mele, pasta, sugo di pomodoro, cipolline e latticini. Oggi, martedì 8 ottobre, ci sarà un vertice tra gli amministratori comunali di Ceresole, Carmagnola e Osasio per coordinare gli aiuti agli immigrati, in attesa che venga chiarita e, possibilmente, risolta, la situazione lavorativa e contrattuale oltremodo complessa in cui versano.

Alannah Doglio e Maresita Brandino