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La Sito porterà i libri in tribunale

MONTICELLO Liquidazione. La parola cade come un meteorite sullo stabilimento della Sito, anche se da giorni le voci si facevano insistenti. A confermarlo è stata la proprietà: Gianni Mollo (amministratore del gruppo), con i figli, durante la riunione che il sindacato e i lavoratori avevano richiesto venerdì 4 ottobre. «Ci hanno confermato che l’azienda è stata messa in liquidazione», ha spiegato Angelo Mangino della Fim-Cisl, responsabile della trattativa sindacale e presente alla riunione, «dicendoci che il 30 settembre hanno fatto l’atto notarile, che è stato riportato nel registro delle imprese il 2 ottobre, e annunciando che, verso il 15 del mese, presenteranno i libri al Tribunale di Asti, richiedendo il concordato preventivo».

I debiti. Mangino non riesce a esprimere il rammarico per la situazione dell’azienda, attiva da cinquant’anni. Il sindacalista ha aggiunto che la ditta, dati alla mano, ha reso noto che l’indebitamento è cresciuto in maniera vertiginosa (circa dieci volte il capitale sociale), diviso per due terzi nei confronti delle banche e il resto verso i fornitori. E riassume: «Se i debiti superano il capitale sociale, o questo viene azzerato, le leggi italiane obbligano la ditta a portare i libri in tribunale».

L’analisi. Negli ultimi cinque anni – come ha confermato la dirigenza di Sito durante la riunione – il mercato italiano ed europeo è calato del 46%. Mangino ritiene che una delle cause della situazione attuale vada attribuita al fatto che l’azienda non abbia letto a sufficienza il calo dei volumi e del mercato. Questo, unito all’indebitamento, ha trascinato la ditta verso il baratro.

Il futuro. «L’impresa è ferma, tutti i lavoratori in cassa integrazione straordinaria», ribadisce Mangino. «Già domani, mercoledì 9 ottobre, ci sarà un incontro alla Direzione regionale del lavoro, a Torino, per l’applicazione dell’ammortizzatore sociale. Coinvolgerà settanta persone. È un vero e proprio disastro». «Una volta aperta la procedura di concordato preventivo, le prospettive per la ditta», continua il sindacalista, «variano su più alternative. Abbiamo insistito affinché tutto ciò che concerne Sito, il marchio storico, il patrimonio di conoscenze operative, l’occupazione, il nome dell’azienda, non vada perduto, anche se tutto, ora, spetta al tribunale. Un commissario prenderà in mano la situazione: cessione a terzi, vendita, oppure quello che tutti vogliono evitare: il fallimento. Ho già scritto all’assessore regionale al lavoro, Claudia Porchietto, chiedendo l’apertura di un tavolo politico, per cercare tutti le soluzioni possibili», ha concluso Mangino con una vena di sconforto, pesante, nella voce.

cr.bo.

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