Se il VINO fa rinascere

ECONOMIA Le notizie non servono solo a conoscere la realtà, ma si legano agli strati profondi delle personalità, condizionando le rappresentazioni del mondo e quindi i comportamenti. Perciò, in periodo di crisi, la positività va valorizzata. In questo caso il dato è nascosto tra la giungla del malessere, perché parliamo di economia e il nostro Paese non può dire di star proprio bene. Secondo Unioncamere Piemonte (Camera di commercio di Cuneo), nel primo semestre del 2013 il valore dell’export nel settore enologico in provincia di Cuneo è stato pari a 362,6 milioni di euro, segnando un bel +11,8 punti rispetto al primo semestre 2012. Una rimonta testimone di un desiderio di reagire e di una ripresa che in altri Paesi esiste già. Il vino apre al futuro.

Cuneo si conferma nel complesso la seconda provincia esportatrice del Piemonte, generando il 15,2 per cento del valore delle vendite piemontesi all’estero. La Granda è seconda solo a Torino, che detiene una quota pari al 47,7 per cento. Con un valore pari al 28,6 per cento delle esportazioni provinciali, il comparto dei prodotti alimentari e delle bevande ha registrato nel cuneese un incremento delle vendite pari al 7,8 per cento. Anche i prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca hanno segnalato una crescita delle esportazioni del 3,5 per cento. Infine, risalgono i settori della meccanica e dei prodotti in legno e della carta, con un +6,6 per cento e un +3,6 per cento.

Nel primo semestre 2013 il valore delle esportazioni cuneesi di merci ha raggiunto quota 3,1 miliardi di euro. Sebbene risulti necessario, per onestà statistica, osservare come nel complesso (considerando cioè tutti i settori) le transazioni con l’estero abbiano registrato un calo dello 0,6 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, questo trend negativo è spiegabile considerando come alcuni comparti oscurino la crescita dell’alimentare, agricolo, meccanico. Un esempio è il settore dei mezzi di trasporto, che ha registrato un -16,1 per cento di export.

La buona notizia è che segnali di positività cominciano a scalzare la recessione. Come ha spiegato a Gazzetta Luigi Barbero, presidente dell’Ente turismo albese, «anche se la situazione permane difficile e le industrie faticano, alcune nicchie economiche trainano il sistema. Il comparto turistico –­che ha registrato un +4 per cento dal 2012 al 2011 e un +17 per cento dal 2011 al 2010 – è un esempio magistrale. La gente è demoralizzata, ma si cominciano a intravedere segnali di ripresa».

Ogni fenice rinasce dalle proprie ceneri. La velocità con cui il processo verrà completato dipenderà, oltre che da variabili economiche, dalle dinamiche psicologiche (vedi anche l’intervista di questa pagina).

m.v.