Stiamo precipitando, pregate per noi

Caro Direttore, tre anni fa Avvenire mi intervistò come esponente della categoria dei “nuovi poveri”. Tre anni dopo la situazione è precipitata. Mia moglie è malata di sclerosi multipla e ha bisogno di continue e costose cure. Mia figlia soffre di epilessia ed è stata costretta a cambiare scuola a causa del bullismo dei compagni. Per assisterle ho dovuto lasciare il lavoro e sono ancora disoccupato. Come se non bastasse, ho uno sfratto esecutivo ed entro novembre dovremo lasciare la nostra casa. Sono andato in Comune ma mi hanno sbattuto la porta in faccia. Ho scritto al Prefetto ma non mi ha risposto. Ho inviato una lettera anche al Presidente della Repubblica, ma nemmeno lui mi ha risposto. Gli unici aiuti li ho ricevuti dalla Chiesa, attraverso la Caritas e la parrocchia. Così, ho avuto un’idea. Sono andato da alcuni parroci della mia città chiedendo di pregare per la mia famiglia e loro mi hanno assicurato che la faranno. Ora chiedo a lei, caro Direttore, di rilanciare questo mio appello ad altre parrocchie: pregate per la mia famiglia. Ne abbiamo tanto bisogno. Grazie.

Mario Riboldi, Alassio (Sv)

Raccogliamo anche noi l’appello a pregare per questa famiglia, sperando che la situazione diventi sostenibile. Finora la Caritas e la parrocchia si sono date da fare, perché la solidarietà cristiana è una rete che si traduce in azioni concrete. Chiunque può dare una mano attraverso queste strutture ecclesiali è benvenuto. La vicenda offre anche l’opportunità per una breve riflessione sulla povertà sempre più diffusa in Italia. La crisi economica si trascina da molto tempo e il nostro Paese è tra quelli che faticano di più a risollevarsi. Le recenti vicende di grosse e prestigiose aziende nazionali finite sotto il controllo straniero sono segnali molto negativi: un Paese in svendita. In questo contesto, una delle cose che dà più fastidio è la totale sordità della politica, la quale continua nei suoi giochi di potere, nella sua preoccupazione per interessi di parte, dimenticando la tragica situazione di molte famiglie. Ormai sembra che solo la Chiesa stia facendo qualcosa, non solo attraverso la rete di solidarietà delle parrocchie e della Caritas, ma anche con forti appelli alla responsabilità. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei Vescovi italiani, nel recente Consiglio permanente della Cei ha ribadito che «occorre evitare inutili divisioni tra le forze politiche per non perdere il treno della ripresa», sottolineando come «ogni scelta in questo momento difficile sarà sottoposta al giudizio della storia».