Piazza: «Le nostre imprese affondano»

ECONOMIA Per la prima volta, il 21 novembre, i vertici nazionali di Confartigianato hanno scelto Alba come quartier generale. Spinte dall’urgenza, dalla preoccupazione, dalla necessità di issare le barricate, i rappresentanti del settore hanno ispezionato presente e futuro, strategie e paure, incertezze e patimenti. Non solo il comparto dei carrozzieri, ma anche quello delle autoriparazioni sembra immerso in mortifere lagune. Ha spiegato l’albese Claudio Piazza, presidente regionale degli installatori Gpl-metano e delegato nazionale per la medesima categoria: «Affondiamo poco a poco nel fango della burocrazia, della tassazione, dell’assenza di lavoro. Uno dei principali problemi riguarda i serbatoi del metano, che in teoria andrebbero sostituiti ogni quattro anni. Il problema è che, a causa del basso potere d’acquisto delle famiglie, il concetto di sicurezza passa in secondo piano. Molte persone preferiscono risparmiare invece che rispettare le norme. Così, i guidatori non effettuano il ricambio dei serbatoi, sottraendo alle imprese artigiane potenziale lavoro. Una sostituzione di serbatoio, in media, può costare dai 120 ai 500 euro. In un anno, si tratta di parecchie migliaia di euro di minori entrate. Stesso discorso per l’installazione dell’impianto Gpl, che per un artigiano comporta un introito variabile dai 1.100 ai 2.300 euro a vettura: ma molte auto vengono prodotte dal costruttore dotate d’impianto di serie. E a noi rimane nulla».

Secondo alcune stime la “questione Gpl” avrebbe sottratto nell’ultimo anno il 30-40 per cento del lavoro. Perciò, il congresso albese ha formulato una proposta da inviare direttamente a Roma: defiscalizzare (cioè dare la possibilità di scalare dalla dichiarazione dei redditi) la manutenzione della vettura, compresa l’installazione di impianti a Gpl-metano. «Oggi, le imprese boccheggiano», conclude Piazza. «Le tasse toccano il 68 per cento, i licenziati non si contano. Nel cuneese gli operai vengono considerati un valore aggiunto, una parte della famiglia. Perciò, i licenziamenti sono contenuti».

Matteo Viberti