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Piessegi, martedì il protocollo: i dipendenti chiedono i soldi arretrati

NEIVE Un’assemblea permanente nei locali della mensa. Da mercoledì scorso i trentaquattro operai della Piessegi si chiudono a turno nei locali della ditta aspettando un riscontro dai piani alti. Con loro i sindacalisti. Domani, martedì 26 novembre, l’attesa firma del protocollo, con cui si sancirà o meno l’anticipo di cassa da parte delle banche, in modo da garantire un po’ di liquidità e pagare parte della cassa integrazione arretrata di ormai tre mesi. Banche e istituzioni, quindi, hanno trovato una soluzione temporanea che però, fanno notare i sindacalisti amareggiati, esula completamente dalle responsabilità dell’azienda.

Stanchi di vari rinvii e accordi non mantenuti, i lavoratori hanno traslato i loro turni di otto ore verso una forma di presidio permanente, una sorta di occupazione fisica dello stabilimento, senza però presenziare l’area produttiva dello stabilimento, dove i macchinari sono fermi ormai da tempo. Mancanza di commesse? Per niente, confermano sindacalisti e lavoratori. La causa è da ricercarsi, almeno ufficialmente, nella voragine finanziaria che l’azienda si è creata intorno. Alcuni parlano di otto milioni di euro, “finanza creativa” la chiamano, ma la cifra non è chiara.

Gli ultimi a essere tutelati, i lavoratori. Tra mazzi di carte, giornali spiegazzati e posacenere stracolmi di sigarette, parlano M. di 55 anni e L., anche lui sulla cinquantina. Il primo è preoccupato per le bollette e l’imminente inverno, perché senza soldi non sa come scaldare la casa. Il secondo ancora non riesce a capacitarsi della situazione: lui ha sempre creduto in questa azienda, è sempre stato pagato puntualmente. Poi nell’ultimo anno le cose sono cambiate. E ora il territorio dovrà fronteggiare l’ennesimo problema di occupazione.

Maurizio Bongioanni