Via Franco Centro, lavori eseguiti senza informare e consultare i residenti

Gentilissimo direttore di Gazzetta d’Alba, da residente di via Franco Centro vorrei commentare il fantasioso articolo comparso sulla pagina web di Gazzetta del 19 novembre che annuncia l’avvenuto abbattimento dei tigli della suddetta via.

A mio modo di vedere, l’articolo non manca di ribaltare l’attenzione da un intervento invasivo, a un fatto di poco conto in questo frangente: i tartufi.

Desidererei sapere quale cane da tartufi “geneticamente modificato” riuscirebbe a trovare dei tuberi annusandoli attraverso i 10 centimetri di asfalto che rivestono tutto il sedime dei marciapiedi fino alla base dei tronchi. Questa sì, sarebbe una notizia!

Le posso assicurare che gli unici cani che abbiano mai annusato le radici e i tronchi dei tigli di via Franco Centro sono quelli appartenenti a dei cittadini maleducati che, approfittando della penombra serotina che le piante offrivano alla via, lasciavano l’evidente segno del loro passaggio.

È inutile nascondere che provo delusione per questo modo di informare. Tutti sanno che sotto i tigli ci sono i tartufi, ma il vero problema non sono i trifolao, ma il fatto che lunedì mattina gli abitanti della via si sono trovati con la strada chiusa per abbattimento piante e lo scenario agghiacciante degli alberi buttati a terra, senza essere stati adeguatamente informati e senza che fosse richiesto un parere ai residenti.

In via Franco Centro abitano due membri del Comitato di quartiere San Cassiano, il sottoscritto Alessandro Veglio e  Maria Cristina Guglielmoni, che non sapevano nulla in merito. Il presidente del Comitato San Cassiano, Andrea Porro, il 14 novembre ha ricevuto una telefonata dell’assessore Minuto che lo avvisava dell’abbattimento e al contempo lo rassicurava sull’avvenuta informazione dei residenti.

Pare invece che gli unici a essere stati informati dell’abbattimento fossero gli amministratori di alcuni condomini della strada, che poi avrebbero dovuto informare i propri condomini (spero sia stato fatto), mentre i singoli proprietari e gli affittuari non sono stati avvisati.

Mi è stato detto che qualche cartello era stato affisso agli alberi, formato A4, con le scritte dilavate dall’umidità che annunciavano la rimozione forzata delle auto per abbattimento piante; chi poteva immaginare che sarebbero state abbattute tutte e 50 in una sola mattina?

Personalmente non ho notato questi cartelli, pur percorrendo ogni giorno la via a piedi o in bicicletta e come me molti altri residenti, segno che forse l’informazione è stata fatta, ma senza troppa enfasi.

Le piante c’erano da circa 35-40 anni, le loro radici crescendo avevano sconvolto i marciapiedi, con dossi e buche pericolose per chi ci cammina, la via era buia a causa delle chiome dei tigli molto sviluppate che oscuravano i lampioni alti 6-7 metri da terra e presenti solo sul lato sinistro della strada. Vorrei precisare che la situazione dei marciapiedi era tale perché per anni nessuno ha curato adeguatamente le piante e il sedime della via, a parte le potature e la spazzatura delle foglie.

Quindi la soluzione degli uffici comunali, perché si tratta di una determina dirigenziale e non di Giunta, è stata l’abbattimento di piante sane e rigogliose, in ragione di un progetto che prevede il rifacimento dei marciapiedi e dell’illuminazione. Il tutto con un costo per il solo abbattimento di 43.200 euro, come recita la determina dirigenziale sull’albo pretorio on-line del sito del Comune di Alba, che incarica due ditte per abbattere e triturare le piante, ma non motiva la devastazione.

Da tecnico ritengo che prima dell’intervento radicale, invece di fare tabula rasa della vegetazione, si poteva operare in maniera meno invasiva e rispettosa delle piante e dei residenti, risparmiando, o spendendo diversamente i soldi.

Una soluzione poteva essere quella di rimuovere l’asfalto dei marciapiedi, ammalorato e rotto dalle radici e dagli anni, tagliare e rimuovere le radici più superficiali ed estese, riducendo di conseguenza anche le chiome per evitare stress agli alberi, realizzare un battuto di cemento e posare degli autobloccanti su sabbia, avendo cura di lasciare un po’ di aiuola attorno ai tronchi per permettere l’assorbimento delle acque meteoriche e dell’ossigeno da parte delle radici, infine togliendo gli alti pali dell’illuminazione, sostituendoli con lampioni alti 2,5-3 metri da terra, la cui sostituzione dei corpi illuminanti non richieda l’uso di un cestello ma di una semplice scala doppia.

L’intervento descritto non è una novità assoluta, in città è già stato fatto per i marciapiedi e i platani di corso Piave, davanti al parcheggio della piscina di San Cassiano, per i marciapiedi, per la pista ciclabile e per gli olmi in corso Matteotti e in corso Torino, quindi non si inventa nulla di nuovo.

La cercinatura delle radici superficiali, quelle che provocano il dissesto dei marciapiedi, non avrebbe compromesso né la salute né la stabilità delle piante, in quanto un tiglio di quell’età è dotato di un apparato radicale profondo e robusto, su questo punto è facile reperire una cospicua documentazione tecnica, oppure sarebbe stato sufficiente interpellare un agronomo.

È ovvio che, di controcanto al mio disappunto, ci saranno cori opposti di residenti che invece plaudono l’accaduto: niente più foglie sulle auto e sul marciapiede, nei giardini privati, sui balconi, nelle grondaie, finalmente la via sarà illuminata (attualmente è lo stesso buia), basta con gli afidi e gli insetti molesti… Peccato per le polveri del vicino cantiere Tetti blu, alle quali le chiome facevano un po’ da filtro, per l’ombra estiva, il fresco, il profumo dolce dei fiori di tiglio in primavera, il canto mattutino degli uccelli ed ogni altra cosa che rendeva piacevole la presenza degli alberi.

Il progetto prevede di mettere nuove piante, chissà quali essenze si proporranno, almeno i tigli sono autoctoni, lo dicono anche i trifolao.

Alessandro Veglio, Alba 

Lettera firmata anche da: Maria Cristina Guglielmoni,  Tiziana Servetti