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Davico vota la fiducia, in dissenso con la Lega Nord

ROMA Ieri, mercoledì 11 dicembre, il senatore braidese Michelino Davico ha votato la fiducia al governo, in dissenso dal gruppo della Lega Nord. Davico, parlando in aula, rivendica una «scelta di responsabilità sui singoli temi» e aggiunge che si riserva «di valutare in futuro se confermarla sulla base dei risultati già il 23 dicembre, quando si voterà la legge di stabilità». Il voto di Davico, spiegano fonti parlamentari, potrebbe preludere a un suo passaggio alla maggioranza. Tra le fila di Ncd, ipotizza qualcuno.

La scelta di Davico fa salire l’ira dei senatori del Carroccio che cercano di impedirgli di parlare tacciandolo di tradimento. Dopo che, pur se in gran difficoltà riesce a finire il suo intervento, Calderoli chiede la parola e mentre tira fuori dei soldi dal suo portafoglio dice rivolto al presidente Grasso: «non siamo nel Giardino degli Ulivi ma i trenta denari glieli do io».

L’intervento di Calderoli che con ostentazione mostra i soldi a Davico infiamma ancor più gli animi. Un gruppetto di leghisti sale l’emiciclo verso lo scranno dove sta il senatore leghista che rimane fermo mentre in suo sostegno arriva Roberto Formigoni che gli mette un braccio sulla spalla e lo consola. Per un attimo sembra che debba accadere il peggio ma arrivano due commessi a fare da scudo mentre Davico e i leghisti che gli sono andati sotto battibeccano. Il senatore reo di tradimento non sembra voler lasciare l’Aula e, anzi, prova ad andare verso Calderoli che continua a tendere il braccio con i soldi. I due commessi, però, aiutati da qualche senatore di Ncd, accompagnano Davico fuori dall’ Aula.

«Auspico che il senatore Michelino Davico dia immediate dimissioni dal Parlamento. Rinnegare e tradire il movimento che l’ha premiato più volte è un suo diritto, ma il coraggio delle scelte, anche di quelle forti, va supportato da altrettanto coraggiosi atti coerenti e conseguenti». Lo afferma il presidente della Provincia di Cuneo e presidente della Lega Nord in Piemonte, Gianna Gancia, commentando la decisione dell’ex sottosegretario di votare la fiducia al governo Letta. «Giuda tradì – aggiunge Gianna Gancia -, ma dal giorno dopo non faceva più parte dei dodici Apostoli».

Ansa