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Il matrimonio non è la “tomba” dell’amore

Il primo dicembre scorso ho sconvolto mio figlio, comunicandogli per sms di essermi risposata con suo padre e provocando una sua immediata telefonata di verifica. In realtà abbiamo partecipato a una celebrazione nella parrocchia di Serralunga d’Alba che ha accolto coppie sposate da un minimo di 1 anno fino a un massimo di 66 anni. Nel corso della Messa le coppie si sono scambiate gli anelli e ripetute le promesse di fedeltà e di amore di fronte a un don Sergio sorridente e pieno di entusiasmo. Oggi non deve essere molto frequente una professione di fede nel matrimonio che tanti considerano la tomba dell’amore e che invece è forse uno dei luoghi della sua nascita, quando resiste e genera una famiglia che va avanti tra i marosi della vita senza affondare, nonostante falle e ammaccature di ogni genere. Quello che certamente è affondato è il femminismo, troppo bellicoso per conciliarsi con l’amore, faticosa costruzione della quotidianità senza colonne sonore. Così in una domenica di dicembre baciata dal sole, in uno dei paesaggi più belli del mondo, il paese e le colline di Serralunga innevati sotto un cielo azzurro da mozzare il fiato, in tanti abbiamo ridetto: “Sì”, grazie a Laura Gallo e Amelia Canale che si sono prese la briga di organizzare la cerimonia, il rinfresco con proiezione di foto dei matrimoni, alcune delle quali sono dei veri reperti storici, e il mega pranzo finale. A loro va la gratitudine degli sposi e la riconoscenza di tutti a quelle donne che nei paesi si occupano delle parrocchie con il loro lavoro, con la loro inventiva, bellezza e musica che mandano avanti il mondo dal basso.

 Liliana Parena

Questa bella testimonianza apre alla speranza e al futuro, nonostante i dati preoccupanti su divorzi e separazioni che riguardano anche Alba (ne parliamo alle pagg. 10 e 11). Senza amore, amore vero, non c’è futuro. Spesso lo si confonde con l’innamoramento, con l’attrazione che fa battere il cuore. A questo ci fanno pensare tanti film o romanzi sentimentali, i quali purtroppo non spiegano che succede dopo il classico “happy end”. Comincia la vita di tutti i giorni, con le sue gioie e le sue fatiche, che non è la tomba dell’amore, ma l’inizio della costruzione dell’amore, con impegno, tra alti e bassi, ma con la certezza che Dio dà la forza di andare avanti se ci si affida a lui. Man mano che il tempo passa, nel dono di sé rinnovato ogni giorno, si scopre la bellezza dell’amore vero, di un’intesa profonda, della donazione di tutto l’essere. Dare se stessi completamente per amore vale in realtà per ogni scelta di vita, anche per quella consacrata. Come scriveva Dostoevskij, «l’amore è un gran maestro, ma si acquista con difficoltà, si compra a caro prezzo, attraverso un lungo lavoro e in tempi molto lunghi, giacché non dobbiamo amare solo occasionalmente, ma per sempre ». In pratica, che cosa si deve fare, per acquistare l’amore? Mi piace ripetere le parole di papa Francesco alle famiglie. Servono tre parole, ha detto: permesso, grazie, scusa. «Chiediamo permesso per non essere invadenti in famiglia. “Posso fare questo? Ti piace che faccia questo?”.Diciamo grazie, grazie per l’amore! Ma dimmi, quante volte al giorno tu dici grazie a tua moglie, e tu a tuo marito? Quanti giorni passano senza dire questa parola, grazie! E l’ultima: scusa. Tutti sbagliamo e alle volte qualcuno si offende, e volano i piatti, si dicono parole forti, ma sentite questo consiglio: non finire la giornata senza fare la pace». Le parole del Rito del matrimonio sono il punto di riferimento per costruire insieme l’amore e scoprire la gioia di camminare insieme: «Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita». Questo è il matrimonio, sottolinea papa Francesco, «partire e camminare insieme, mano nella mano, affidandosi alla grande mano del Signore. Mano nella mano, sempre e per tutta la vita! E non fare caso a questa cultura del provvisorio, che ci taglia la vita a pezzi!».