Miroglio: nel piano di ristrutturazione 160 esuberi

ALBA Sembra non avere fine la crisi del tessile che ha investito in modo pesante il gruppo Miroglio, che solo nel 2013 ha registrato un calo del fatturato del 6 per cento (per saperne di più clicca QUI). Era nell’aria ed è stato ufficializzato mercoledì 5 marzo l’ennesimo piano di ristrutturazione che prevede circa 160 esuberi (su un totale di 700 dipendenti) della Miroglio Fashion di Alba. Già informati, nel corso di un’assemblea con i sindacati, i lavoratori. Michele Penna, Mauro Icardi e Angelo Vero, rappresentanti delle tre sigle sindacali di base, annunciano battaglia, chiedendo a gran voce un piano di rilancio e non solamente un periodico annuncio di esuberi e cassa integrazione.

Raggiunti telefonicamente da Gazzetta, i responsabili dell’azienda hanno dichiarato: «Occorrerebbe un po’ più di prudenza prima di snocciolare dei numeri, dato che ci sono ancora delle trattative in corso. Nell’ultimo anno il reparto Fashion ha visto calare il fatturato del 9 per cento e del 23 per cento se si considerano gli ultimi tre anni. È a causa di questo andamento negativo che stiamo valutando degli interventi su questo comparto».

In attesa di un nuovo incontro tra i sindacati e i vertici aziendali, previsto per il 10 marzo, è intervenuto sulla vicenda l’onorevole di Sinistra ecologia libertà, originario di Casale Monferrato, Fabio Lavagno«Desta molta preoccupazione la crisi che il Gruppo Miroglio di Alba sta attraversando», sottolinea Lavagno, «Da quanto si apprende l’azienda è intenzionata a intraprendere un piano di ristrutturazione per reagire alla crisi del proprio settore. Sono 160 i lavoratori dipendenti, dichiarati in esubero e, quindi, a serio rischio occupazionale per i quali l’azienda ha chiesto la cassa integrazione straordinaria. Non ci stancheremo di ribadire che in un territorio già fortemente colpito dalla crisi economica occorre tutt’altra attenzione per evitare la perdita di ulteriori  posti di lavoro. Per questo motivo ho presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di intraprendere azioni capaci di salvaguardare i livelli occupazionali, facendo magari ricorso a tutele e ammortizzatori per i lavoratori».

Il commento di Mario Cravero, coordinatore di Sinistra ecologia libertà della provincia di Cuneo: «Anche Miroglio (così come tante, troppe, altre imprese in questi anni) sceglie la via più comoda di scaricare sui dipendenti e sul territorio i costi della crisi e magari degli errori di strategia e di gestione dei propri manager. Tutto questo non è accettabile e non può più essere tollerato. La drammatica situazione occupazionale che vive il Paese, e che non sarà certamente la crescita di qualche decimo del Pil a migliorare, impone che le imprese ritornino a operare nel vincolo costituzionale del primato della responsabilità sociale, che in questo contesto significa intanto bandire lo strumento del licenziamento nella gestione delle situazioni di crisi. Se ciò non avviene, tocca al Governo farlo rispettare».

Marcello Pasquero
Cristian Borello