La Pasqua continua ogni giorno se camminiamo in una vita nuova

La nostra città si appresta a celebrare, sabato 26 aprile, in cattedrale, la beatificazione di padre Giuseppe Girotti, martire della carità. È stato un vero uomo di Dio: fedele al Vangelo, ha approfondito la parola di Dio come studioso e l’ha vissuta schierandosi dalla parte dei più poveri, dei fratelli ebrei perseguitati fino a condividere con loro il lager e la morte. È con questa figura davanti agli occhi che voglio rinnovare a tutti voi, lettori di Gazzetta d’Alba, l’augurio di buona Pasqua.
In verità, secondo la liturgia, la settimana che segue la domenica della risurrezione di Cristo è un unico grande giorno. In ogni Messa, infatti, nella preghiera eucaristica si aggiunge questa espressione: «Nel giorno glorioso della risurrezione del Cristo Signore nel suo vero corpo». Secondo le norme sull’Anno liturgico, addirittura tutto il tempo pasquale, che dura cinquanta giorni e si conclude con la domenica di Pentecoste, si dovrebbe celebrare «nell’esultanza e nella gioia come un solo giorno di festa, anzi come “la Grande Domenica”». Siamo dunque pienamente in tempo per scambiarci gli auguri.
Ma perché la Chiesa considera la settimana di Pasqua, anzi l’intero tempo pasquale, come un unico grande giorno? Per significare che il cristiano, mediante lo Spirito Santo che il Risorto gli ha donato, è entrato in una nuova realtà, è stato trasformato radicalmente, è diventato una nuova creatura. Il tempo non è più lo stesso per noi che siamo diventati figli di Dio per mezzo del Battesimo, della Cresima e dell’Eucaristia: il passato, il male, il peccato sono dietro le spalle, ora viviamo un nuovo giorno, uniti a Cristo risorto, o, come scrive san Paolo, camminiamo in una vita nuova (cfr. Romani 6,4), anticipo della felicità eterna del cielo, dell’ottavo giorno, della domenica senza fine. Il mio augurio è che questo tempo pasquale ci aiuti a scoprire la grandezza del dono ricevuto, la gioia che viene dalla fede, la pienezza di senso che assume la nostra vita quando manifesta l’amore di Dio.
L’augurio è che anche noi, come padre Girotti, viviamo la Pasqua come passaggio continuo dalla morte alla vita mediante il dono di noi stessi. Che anche noi, come lui, vinciamo l’odio con la forza dell’amore, lo scoraggiamento e forse anche la disperazione riponendo la nostra fiducia nel Signore risorto, vincitore del peccato e della morte.