Post-rimborsopoli: aboliti i contributi ai gruppi. La gestione delle spese sarà accentrata

TORINO All’unanimità dei votanti, con l’astensione di Fratelli d’Italia e di Progett’Azione, è stata approvata l’8 aprile la proposta di legge n. 389, “Abolizione del contributo annuale per il funzionamento dei gruppi consiliari”.

Il provvedimento – presentato dal presidente dell’Assemblea regionale e sottoscritto dai componenti dell’Ufficio di presidenza (ad eccezione di quello di Fdi), dai capigruppo di Pd, Lega Nord, Fi, Ncd, Idv, M5s, Fds, Sel, Verdi verdi, Insieme per Bresso e da due componenti del gruppo misto – prosegue il percorso intrapreso dal Consiglio regionale del Piemonte per il maggiore contenimento dei costi della politica a cominciare dalla prossima, imminente, legislatura.

La legge prevede che l’ufficio di presidenza fornisca ai gruppi consiliari sedi attrezzate con arredi, dotazioni strumentali, logistiche e informatiche e assicuri tutti i servizi e le forniture necessarie per lo svolgimento delle loro funzioni; che gli uffici del Consiglio regionale supportino i gruppi nella gestione amministrativa ed economica del personale; che l’ufficio di presidenza assegni annualmente ai gruppi le risorse finanziarie per il personale nella misura di uno per consigliere e che i gruppi consiliari possano avvalersi anche di personale esterno all’amministrazione regionale nei limiti del sessanta per cento (detti limiti non si applicano ai gruppi formati da un solo consigliere).

Il Consiglio regionale del Piemonte è l’unico in Italia ad aver affrontato il problema dei tagli dei costi della politica.

Nel dibattito sono intervenuti rappresentanti di Progett’Azione e di Fdi motivando la non partecipazione al voto con la mancanza dei caratteri d’indifferibilità e urgenza del provvedimento e contro la demagogia imperante che si è scatenata in questi mesi contro le Regioni.

I rappresentanti di Pd, Fi, Idv, Udc, Pensionati e Ncd hanno invece illustrato le ragioni del proprio sì sottolineando che la causa dei recenti scandali non sia stata tanto nell’erogazione dei fondi quanto nella mancanza di regolamentazione dei medesimi e ritenendo che tale legge sia, oggi, la migliore soluzione possibile per superare i problemi di una rendicontazione sempre più complessa ed evitare il rischio di un utilizzo troppo discrezionale delle risorse.