La “buona politica” è sempre stata partecipazione

La politica è sempre stata partecipazione. In passato le campagne elettorali erano fatte di incontri con la gente nelle piazze, poi l’avvento dei media ha cambiato le regole, i politici sono diventati per ovvie ragioni elettorali protagonisti dei talk show. Nella mia esperienza di presidente delle Pro Loco provinciali, ho l’onore di partecipare a numerose feste e sagre, e ho notato che questi momenti sono tornati a essere occasione di incontro con i vari candidati politici locali, di tutti gli schieramenti. Chi ha intenzione di fare politica ha compreso l’importanza di tornare fra la gente. Questo ritorno alle vecchie abitudini del passato mi ha stimolato alcune riflessioni sull’importanza delle sagre di paese, veri momenti di promozione e coesione sociale. L’altra riflessione è legata al modo di fare buona politica, che io considero come la capacità di confronto con le persone. Nella società attuale sono i narcisi a rappresentare il potere, sono coloro che non provano nessuna emozione nel licenziare le persone, nell’ingannarle, istigarle o illuderle. Quando i “narcisi appassiranno” potremo ricominciare a credere nella politica. Auguro a tutti i candidati che si accingono ad affrontare le varie competizioni elettorali di trovare nelle sagre l’ambiente ideale in cui coltivare quei rapporti umani che sono fondamentali per la rinascita del nostro Paese.
 Giuliano Degiovanni, presidente Unpli Cuneo

 L’obiettivo di chi si impegna in politica dovrebbe essere il bene comune. Spesso, purtroppo, chi viene eletto persegue i propri interessi personali o quelli di una parte. Almeno, questa è l’immagine che molti italiani si sono fatta, benché ci siano molte persone nella pubblica amministrazione che svolgono con coscienza il proprio dovere. In ogni caso, uno dei rischi che i candidati corrono è intendere la campagna elettorale solo come un periodo di propaganda per convincere al voto. E non c’è dubbio che le tecniche della pubblicità e del marketing siano efficaci. Poi, però, chi si è visto si è visto. Lo stesso vale per l’incontro diretto con la gente, che non può limitarsi a raccogliere voti. Dev’essere un incontro con le persone, con le loro difficoltà quotidiane. Perché fare politica non deve allontanare dalla realtà, né può essere inteso come uno status da privilegiati. Dev’essere invece un impegno per il bene di tutti, in particolare di chi è più povero. Prima e dopo le elezioni.