Pif a Gazzetta d’Alba: «Voglio intervistare papa Francesco. E sulla mafia dico che…»

DOGLIANI Dopo il successo del suo primo film, “La mafia uccide solo d’estate”, e la partecipazione al Festival di Sanremo, Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, è il personaggio televisivo più ricercato del momento. Anche il Festival della tv e dei nuovi media di Dogliani lo ha voluto, perché con il suo “Testimone”, fortunato programma in onda su Mtv, ha cambiato il modo di fare giornalismo. Attraverso l’obiettivo di una piccola telecamera che lo stesso Pif porta con sé durante le inchieste, l’attore e regista palermitano permette a chi sta davanti al piccolo schermo di conoscere come se fosse al fianco del conduttore storie, persone e fenomeni di costume che non trovano spazio sulle prime pagine dei giornali. Gazzetta d’Alba, ai margini del dibattito con il direttore di Mtv Antonella Di Lazzaro, lo ha intervistato.

“Le Iene” come trampolino di lancio, poi il “Testimone” per la consacrazione. Sembra che il successo del tuo programma, giunto alla sesta stagione, sia destinato a durare a lungo…
«Raccontando il mondo in tutte le sue sfaccettature, il programma potrebbe teoricamente durare all’infinito, ma negli anni le cose cambiano e io stesso potrei decidere di concentrarmi su altri progetti. A un certo punto il “Testimone” andrà comunque rinnovato, cosa peraltro già accaduta, seppure inconsciamente, nel corso delle varie stagioni in seguito alla mia evoluzione professionale».

Qual è stato l’episodio più complicato da documentare?
«Il Palio di Siena per le difficoltà nel vincere la diffidenza dei senesi».

La puntata dei sogni?
«Mi piacerebbe intervistare papa Francesco e portare il “Testimone” in Vaticano per capire come è organizzata e funziona la Santa Sede».

Sei apprezzato dal grande pubblico anche per il film “La mafia uccide solo d’estate”. Ma com’è essere innamorati di Cristiana Capotondi (nel film, Flora, di cui Arturo, interpretato da Pif, è innamorato fin dalle elementari)?
«È piacevole! Per girare la scena del bacio abbiamo fatto tantissimi “ciak”: è stata la pomiciata più lunga della mia vita! (ride, nda) Scherzi a parte, Cristiana Capotondi è una bravissima attrice».

La tua pellicola ha riacceso i riflettori sulla mafia, che intendi combattere anche aprendo un Museo dell’antimafia a Palermo. Al Nord è radicato questo tipo di criminalità organizzata?
«Quando si parla di mafia i politici del Nord hanno purtroppo lo stesso atteggiamento che avevano gli amministratori del Sud negli anni ’70-’80 e ciò, alla luce delle esperienze passate, è inaccettabile. Dato che i mafiosi investono denaro dove c’è business, al Nord bisogna stare attenti e aprire gli occhi prima che sia troppo tardi, prima cioè che la mafia assuma potere».

Cosa farà Pif da grande?
«Da piccolo sognavo di fare ciò che faccio ora e, quindi, tra qualche anno spero di ritrovarmi esattamente dove sono adesso, tra tv e cinema».

Enrico Fonte