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Alba, si presenta il Centro studi sul paesaggio culturale delle Langhe

ALBA Non è vero che le colline di Langa sono silenziose, basta saperle ascoltare per sentire la loro voce. Una voce che narra di epoche passate, intrise di sacrifici e passione, e storie di uomini, che nella loro semplicità sembrano eroi, tanto grande è la loro tenacia. Un tesoro smisurato, insomma, che si mostra attraverso quei filari e terrazzamenti riconosciuti come patrimonio dell’umanità dall’Unesco e che un gruppo di appassionati ha deciso di raccogliere in uno scrigno per evitare che vada perso.

Lo scrigno ha un nome forse un po’ lungo – Centro studi sul paesaggio culturale delle Langhe –, ma che bene sintetizza ciò che vuole essere. Costituito lunedì 21 luglio, il nuovo ente, apolitico e funzionante in modo gratuito, avrà sede in piazzetta Vernazza 6, a fianco della chiesa di San Giuseppe di Alba, e si pone l’intento di impreziosire i paesaggi langaroli dando un contributo scientifico, storico e di ricerca antropologica. «Visto anche il riconoscimento Unesco attribuito ai paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, diventa sempre più importante valorizzare il territorio con tutte le sue peculiarità. Per questo vorremmo avvicinare quante più persone possibile al patrimonio che le Langhe hanno saputo sviluppare e custodire in migliaia di anni», afferma il presidente del sodalizio, l’albese direttore del sito Unesco Roberto Cerrato, che sarà affiancato dal direttore generale Donato Bosca, dal consulente scientifico Marco Valle di Siti e dai soci fondatori Annalisa Bove, Antonio Buccolo, Enrico Fonte, Enzo Massa, Ferdinando Vioglio, LucianoMartire, Mario Marengo, Mauro Rabino e Renato Vai, oltre a tutti quelli che vorranno unirsi.

Il centro studi, che si presenterà domani giovedì 24 luglio alle 11.30 nel Municipio di Alba, è già al lavoro per organizzare a fine settembre un convegno che vedrà la partecipazione dei massimi esperti internazionali di paesaggio e di rappresentanti dell’Icomos, l’istituto tecnico che valuta le proposte di candidatura Unesco.

Enrico Fonte