Il fisico Paolo Giubellino è fra i vincitori del premio Meitner

Ancora un riconoscimento per Paolo Giubellino, originario di Alba, laureato in fisica all’Università di Torino e dirigente di ricerca dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn); Giubellino, che è spokesperson di Alice, uno dei principali esperimenti del Large hadron collider (LHC), l’acceleratore di particelle più grande del mondo, a settembre sarà premiato con il prestigioso premio Lise Meitner insieme a due colleghi tedeschi e uno del Cern di Ginevra. Il premio, che ricorda la donna che formulò la spiegazione teorica della prima fissione nucleare, è stato attribuito dalla Società europea di fisica ai quattro in particolare per le ricerche sul cosiddetto quark gluon plasma.

Il fisico albese Paolo Giubellino

Dottor Giubellino, innanzitutto che cos’è il progetto Alice?

«Possiamo considerarlo un viaggio verso l’origine dell’Universo, che ci riporta a pochi istanti – 10 milionesimi di secondo, per la precisione – dalla sua nascita, databile a circa 14 miliardi di anni fa.

L’obiettivo del progetto Alice è quello di ricreare in laboratorio le condizioni di temperatura e di densità di energia che erano presenti nei primi milionesimi di secondo di esistenza dell’universo; poi se ne segue l’evoluzione, l’espansione e raffreddamento fino al riformarsi delle particelle ordinarie che si trovano intorno a noi tutti i giorni. L’esperimento Alice sfrutta, per conseguire questi risultati, l’Lhc, l’acceleratore di particelle più grande (27 km di circonferenza a 100 metri di profondità al confine tra Francia e Svizzera) e più potente del mondo. Lavora ad Alice un migliaio di scienziati, più altrettanti tecnici e ingegneri. Vengono da trenta Paesi diversi, dai cento laboratori e dalle università più prestigiosi di tutto il mondo».

Siete riusciti dunque a conseguire l’obiettivo del progetto?

«Normalmente l’acceleratore Lhc accelera protoni. In questo caso sono stati accelerati in direzioni opposte nuclei di atomi di piombo, privati degli elettroni: facendo collidere due nuclei, si ottiene una compressione di questa materia formata da protoni e neutroni e questo sistema di particelle si riscalda fino a far compenetrare e fondere i protoni e neutroni, liberando i loro costituenti, i Quark. Si ottiene quello che si chiama quark gluon plasma, una specie di zuppa di quark e gluoni, che rappresentano la “colla” che tiene insieme protoni e neutroni, a mille miliardi di gradi: 100 mila volte la temperatura che si trova al centro del sole. Per fare qualche paragone, possiamo dire che le temperature raggiunte nei reattori a fusione nucleare sono 10 mila volte più basse; l’unica cosa abbastanza confrontabile sono le supernove, appena 10 volte meno calde. Il metro di paragone sono gli eventi più violenti dell’universo. Quelle che si sono verificate all’interno di Lhc una ventina di giorni fa sono le temperature di alcuni milionesimi di secondo dopo il big bang.

Professore, come si è sentito quando ha saputo del premio?

«Felicissimo: è il più importante riconoscimento in Europa per la fisica nucleare, e il fatto di scegliere queste quattro persone è un chiaro riscontro dell’importanza dei risultati del programma del Cern in cui siamo impegnati. Questi risultati sono frutto del duro lavoro dei circa mille scienziati che ci lavorano, dell’intelligenza e della creatività di tutti noi, e specialmente dei tanti giovani che stanno proprio adesso costruendo le loro carriere… solo grazie all’unione di tante diverse capacita, che hanno permesso di andare dagli sviluppi di nuove tecnologie fino all’analisi dei dati, si sono potuti ottenere i risultati scientifici che oggi sono premiati. Siamo quindi tutti noi, insieme, a meritare il riconoscimento!».

a.r.