In Piemonte il maltempo fa male due volte. Coldiretti chiede alla Regione lo stato di calamità

TORINO La concomitanza di un insieme di fattori ha determinato una situazione drammatica per l’agricoltura piemontese. Da una parte le basse temperature hanno rallentato i consumi di frutta in tutta Europa e dall’altra hanno generato l’accavallarsi delle produzioni per cui Spagna, Grecia e sud Italia hanno visto maturare le pesche e altra frutta nello stesso periodo, generando uno sbilanciamento dell’offerta superiore al 15% rispetto alla domanda di prodotto. Dall’altra le basse temperature e l’eccessiva pioggia che hanno generato un aumento dei costi di produzione da parte di tutti i settori produttivi per via dello sviluppo di muffe che viticoltori e frutticoltori hanno dovuto contenere incrementando i costi di produzione. Non si sono evitati i danni alle coltivazioni a seguito di grandinate e mancata allegagione dei fiori come nel caso del riso.

Coldiretti Piemonte, sentite le Federazioni provinciali, stima che approssimativamente il mal tempo di quest’anno abbia già recato danni per 15 milioni di euro con una minor occupazione per mancate operazioni colturali di circa 400 mila giornate lavorative. È di questi giorni la notizia che anche le zone montane stiano patendo il mal tempo con la mancata fienagione e con il mancato accrescimento dei bovini nonché la minore produzione di latte per le basse temperature e l’ erba dei pascoli eccessivamente bagnata.

«Chiediamo alla Regione lo stato di calamità naturale», dice Antonio De Concilio direttore Coldiretti Piemonte. «Anche se vi sono colture assicurabili e assicurate, è necessario attivare la procedura per il riconoscimento della calamità naturale, al fine di ottenere benefici sugli oneri previdenziali e le imposte dirette a carico degli imprenditori agricoli».

Intanto continua il pressing di Coldiretti sulla Commissione europea dove in sintonia con il Ministro dell’agricoltura Maurizio Martina e con la presidenza del Consiglio dei ministri, si cerca di ottenere un intervento straordinario per il ritiro delle pesche. Operazione quanto mai difficoltosa soprattutto in Piemonte dove è molto poco sviluppata l’industria di trasformazione.