Meno cassa non vuol ancora dire ripresa

L’INCHIESTA Il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate nel nostro Paese è in diminuzione: questo è il dato reso noto dall’Inps, l’Istituto nazionale della previdenza sociale, sul mese di giugno. Vediamo di capire meglio che cosa significa. Secondo l’Istituto, le ore complessivamente autorizzate nel mese scorso sono pari a 74,5 milioni, con una diminuzione di 23,4 punti percentuali rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, quando erano 98,4 milioni. Secondo i dati destagionalizzati, invece, le ore di cassa integrazione sono in calo del 12,7 per cento rispetto a maggio 2014.

Si è ridotta, rispetto al 2013, sia la cassa integrazione ordinaria (Cigo), sia quella straordinaria (Cigs). Per la prima sono state autorizzate nello scorso mese di giugno 22,4 milioni di ore, con una flessione del 20,3 per cento rispetto a maggio 2013 in cui le ore autorizzate erano pari a 28,1 milioni. I settori in cui si è registrato il maggior decremento sono l’industria e l’edilizia.

Le ore di cassa integrazione straordinaria a giugno, 36,5 milioni, hanno subìto una contrazione di 16,4 punti percentuali rispetto a giugno 2013, mese in cui ne erano state autorizzate ben 43,6 milioni.

In diminuzione sono anche gli interventi in deroga (Cigd), che risentono degli stanziamenti fissati a livello regionale: sono 15,6 milioni le ore autorizzate a giugno 2014, -41,5 per cento rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

La destagionalizzazione dei dati evidenzia una flessione delle ore autorizzate della cassa integrazione straordinaria a giugno 2014 del 41,4 per cento rispetto a maggio 2014, ma un aumento pari rispettivamente all’1 e al 30,6 per cento per la Cigo e per la Cigd.

Manuela Anfosso

Peruzio: nella Granda si gira meno peggio

In Piemonte, come in Italia, diminuiscono, per il primo semestre del 2014 rispetto allo stesso periodo del 2013, le ore di cassa integrazione autorizzate, con una flessione superiore al 15 per cento. La provincia di Cuneo è allineata al panorama regionale, con una contrazione di 14, 41 punti. Le ore autorizzate di cassa integrazione straordinaria, che nel 2013 pesavano meno del 40 per cento del totale, nel 2014 superano il 56, mentre quella ordinaria scende dal 44,5 al 32,5 per cento; la contrazione riguarda anche le ore di cassa integrazione in deroga. Ne abbiamo parlato con Giorgio Peruzio, direttore regionale vicario dell’Inps.

Giorgio Peruzio

Perché le ore di cassa integrazione straordinaria sono in aumento, mentre diminuisce l’ordinaria, Peruzio?

«Sono dati che non segnano un miglioramento della situazione produttiva. La diminuzione della cassa ordinaria è effetto della trasformazione in cassa straordinaria o dell’esaurimento dei periodi autorizzabili. Al contrario, la diminuzione della cassa in deroga è legata al contenimento delle risorse stanziate».

Che cosa significano questi dati?

«Confermano che la crisi strutturale continua in Piemonte e mostrano anche la difficoltà con la quale il sistema di ammortizzatori riesce a mitigarne l’impatto sociale».

La provincia di Cuneo come si colloca nel quadro della crisi?

«La situazione non si discosta dai trend analizzati per il Piemonte, tranne evidenziare un ancor più massiccio processo di sostituzione della cassa straordinaria a quella ordinaria, segno dell’approfondirsi di crisi radicali di parti del comparto economico. Nella Granda, tuttavia, il dimezzamento della Cig ordinaria potrebbe derivare, almeno in parte, anche da una parziale ripresa di alcuni segmenti di mercato».

m.a.

«Devono aumentare gli occupati»

Per Franco Biraghi, presidente di Confindustria Cuneo, i soli dati relativi alle ore autorizzate di cassa integrazione sono poco significativi per una lettura della situazione economica reale.

«Prima di tutto i dati non sono certi: ogni anno si assiste a una rilettura degli archivi Inps, con scostamenti importanti rispetto a quanto diffuso in prima battuta. Le decisioni di politica economica non possono quindi essere prese basandosi su elementi così poco puntuali, anzi, qualcuno potrebbe pensare che sia in atto un tentativo di manipolare l’opinione pubblica, giocando su una fotografia distorta della realtà.

I dati, inoltre, si riferiscono alle ore di cassa integrazione autorizzate e non a quelle usufruite, che sono inferiori. Sono sempre più numerose le aziende che hanno già chiuso e che quindi non chiedono di ricorrere agli ammortizzatori sociali», spiega ancora Biraghi.
Il presidente di Confindustria Cuneo ritiene che un dato molto più significativo possa essere il tasso di occupazione: «Purtroppo si tratta di un numero che non cresce, anzi, peggiora da anni. La situazione si potrà dire migliorata solo quando si vedrà aumentare il numero degli occupati. Un numero da cui però vanno sottratti coloro che sono in cassa integrazione a zero ore o in mobilità, in quanto sono lavoratori solo sulla carta. Lo stesso valga per i lavoratori del settore pubblico, i quali, purtroppo, si devono considerare inamovibili.
Ne deriva, che l’unico segnale di miglioramento della situazione economica l’avremo quando aumenterà il numero degli occupati nel settore privato di produzione beni e servizi».

m.a.

Il manager: «Non bisogna abusare della cassa integrazione: è un aiuto»

Roberto, cinquantenne, da ottobre 2013 è socio in un’azienda di giocattoli. «Insieme ad altri amici piemontesi, ho deciso di acquisire quote di una vecchia fabbrica, messa in ginocchio dalla crisi e da investimenti sbagliati», spiega Roberto.

Per rilanciare il marchio è stato necessario il risanamento. Ancora Roberto: «C’erano 150 dipendenti, tra operai, impiegati e dirigenti,
mal assortiti: troppo poche le forze dedicate alla produzione. Abbiamo deciso di utilizzare gli ammortizzatori sociali e un centinaio di dipendenti hanno usufruito per poche settimane della cassa integrazione. Poi, nel corso di sei settimane sono stati riassunti 30 dipendenti, con mansioni differenti. A giugno, a causa del picco di ordini sono stati riassorbiti gli altri settanta lavoratori. Non è stata una scelta facile, in quanto non sappiamo come varieranno gli ordini del quarto trimestre, e allo stesso tempo economicamente svantaggiosa, ma la cassa integrazione è uno strumento a disposizione delle aziende e dei lavoratori. Credo non se ne debba abusare».

K. ha preferito un lavoro in nero alla cassa integrazione. Le sue parole: «Nuovo tagliatore di teste ed esuberi: erano queste le parole che da mesi si sentivano in azienda. Avevo capito che il mio futuro era segnato. Così ho rassegnato le dimissioni prima che mi fossero imposte. Essere un precario a trent’anni, oggi, è una condizione comune. Trovare lavoro, ovviamente in nero, non è stato difficile. Nel giro di poche settimane mi sono ritrovato meccanico a tempo pieno. Lo stipendio – se così si può chiamare – mi permette una vita dignitosa, quanto meno ora che non ho una famiglia. Mi capita di essere contattato per lavori occasionali, barman e cameriere, che svolgo contemporaneamente all’impiego in nero e che mi consentono quasi di raddoppiare il mio budget. Al rientro dalle vacanze il mio capo mi riassumerà: conviene sia a lui sia a me».

m.a.

Firera: cauto miglioramento e maggiore fiducia

Giovanni Firera

Giovanni Firera  è il responsabile delle informazioni istituzionali e delle relazioni con il pubblico della sede Inps del Piemonte.  La diminuzione delle ore autorizzate di cassa integrazione sono  un segnale positivo per l’Italia, Firera?

«Questi dati potrebbero essere interpretati in modo positivo, ma non sono di per sé sinonimo di ripresa. Si potrebbe, per alcuni settori, parlare di un cauto miglioramento. Certamente vi è maggiore fiducia e ottimismo, anche nei confronti del Governo».

Secondo lei, le aziende utilizzano altri strumenti diversi dalla cassa integrazione?

«No, non credo».

Si può quindi presupporre l’uscita dalla crisi?

«La diminuzione delle ore di cassa integrazione costituiscono solo un dato tecnico. Si tratta di numeri che non possono, da soli, significare la fine della crisi in Italia, dovrebbero essere analizzati in un contesto più ampio, prendendo in causa altri elementi».

m.a.