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Tartufo bianco, si parte da duecento euro l’etto

TEMPO DI FIERA Nell’epoca digitale del 2.0, non deve stupire che la stagione del tartufo si sia aperta su Internet. Le due pepite bianche immortalate nella foto pubblicata il 23 settembre su Facebook dal sindaco di Alba Maurizio Marello, seppure non fossero le prime a essere state trovate, hanno scatenato sul web la febbre per il Tuber magnatum.

La foto di tartufi inserita dal sindaco Marello su Facebook.

Una febbre che potrebbe raggiungere livelli altissimi se verranno confermate le previsioni. Per Marello, «si preannuncia una grande stagione». Identica la previsione del direttore del Centro studi tartufo e dell’Ente turismo albese Mauro Carbone: «Se è vero che un’estate umida è fondamentale per la raccolta, le ipotesi non possono che essere ottimistiche». Una buona notizia per le migliaia di persone che faranno visita ad Alba tra l’autunno e l’inverno e di conseguenza per strutture ricettive, bar, ristoranti e per tutti gli operatori del settore turistico-commerciale. Per comprendere il valore del tartufo è sufficiente dare un’occhiata ai dati della Regione, secondo la quale ogni euro generato dal consumo del fungo più noto al mondo ne porterebbe altri 20 nell’ambito dell’economia, con un indotto annuale vicino ai 50 milioni di euro.


Un’annata ricca farebbe comodo anche a trifolao e venditori, i quali però, proprio a causa dei grandi quantitativi, potrebbero dover fare i conti con prezzi non elevatissimi. Le prime targhette esposte in centro quotano un etto di tartufo bianco a 200 euro. L’attuale borsino piace all’europarlamentare albese di Forza Italia Alberto Cirio. «Quando ero presidente dell’Ente fiera del tartufo, temevo che nel giorno dell’inaugurazione non ci fossero ancora tartufi da esibire», racconta l’ex assessore regionale. «Quest’anno non si correrà il rischio perché la stagione dovrebbe essere ottima, cosa che aiuterà a contenere i prezzi e a “democraticizzare” il tartufo, rendendolo, per quanto possibile, più adatto alle possibilità di spesa, in questo momento ridotte dalla crisi».

Ma al di là dei prezzi, gran parte del successo del tartufo dipenderà dalla Fiera internazionale numero 84, che aprirà i battenti il 10, con l’inaugurazione al Teatro sociale. Da questo punto di vista, Cirio, che è anche presidente della Giostra delle cento torri, è un po’ critico: «La Fiera dovrebbe aprirsi maggiormente a momenti di cultura e spettacolo, carenti nel programma attuale, organizzando incontri con ospiti di livello internazionale».

Enrico Fonte

Lo strano caso del tuber tricolore

TEMPO DI FIERA Tartufo italiano di serie B? Lo strano caso del tartufo italiano potrebbe essere  il titolo del film sul tuber tricolore, che per colpa  di una legge nazionale obsoleta è penalizzato rispetto a quello di altri Paesi. Il problema è che in Italia il tartufo non viene considerato ai fini fiscali come un prodotto agricolo  e che, di conseguenza,  è tassato con Iva indetraibile al 22 per cento, mentre  nel resto d’Europa  è assoggettato a un’Iva compresa tra il 4 e il 5 per cento. A ciò si aggiunge  che i Paesi che considerano il tartufo come prodotto agricolo  possono ottenere  i contributi Ue per  lo sviluppo rurale.

Al lavoro per trovare una soluzione il Centro studi tartufo, l’europarlamentare Alberto Cirio, il Comune di Alba e l’Ente fiera, che, durante la visita organizzata mercoledì 24 settembre a Bruxelles per presentare – anche attraverso una ricerca simulata in un parco cittadino – la Fiera del tartufo hanno consegnato al Parlamento europeo la bozza di una petizione –redatta dall’avvocato Roberto Ponzio – che il mondo del tartufo nazionale intende presentare all’Ue contro lo Stato italiano.

Le parole di Alberto Cirio: «Ho trovato disponibilità sul tema nei funzionari della Commissione. Con questa leva potremo portare il Governo italiano a risolvere la situazione. Se lo Stato non interviene l’Europa deve segnalare il grave danno che questa situazione provoca al mercato e ai commercianti».

e.f.