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Export del vino in Giappone, l’Italia deve crescere

Da sinistra Stefano Porrino responsabile ufficio estero di Banca d’Alba, Isao Miyajima, Andrea Faccio presidente del consorzio I vini del Piemonte e Roberto Damonte dell’azienda agricola Malvirà.

ALBA Un seminario formativo rivolto alle piccole e medie imprese del settore vinicolo, si è svolto nella mattinata di giovedì 27 novembre presso la sala convegni del palazzo Banca d’Alba. L’incontro, organizzato dall’istituto di credito cooperativo in collaborazione con il consorzio I vini del Piemonte, ha visto la partecipazione del giornalista giapponese Isao Miyajima, considerato tra i massimi esperti di vino nel paese del sol levante, con un soddisfacente riscontro di pubblico. «Questo evento rientra nel progetto biennale Banca d’Alba al fianco delle imprese –ha spiegato il direttore commerciale Alessandro Magliano– per sostenere lo sviluppo e le possibilità di crescita, i nostri obiettivi principali».

Il Giappone è il quarto importatore di vino al mondo, in termini di valore, un mercato interessantissimo con un pil pro-capite maggiore rispetto a quello italiano, che permette ai giapponesi una capacità di spesa piuttosto elevata. A partire dagli anni ottanta, il legame tra i prodotti vinicoli e gastronomici italiani, ha permesso un’importante divulgazione della cultura del prodotto italiano, ma negli ultimi anni si è registrata una scarsa propensione alla crescita, rispetto ai vini francesi. L’unica controtendenza è rappresentata dai bianchi frizzanti come Prosecco e Franciacorta, i quali hanno registrato un aumento esponenziale delle vendite. Questo aspetto rappresenta la piena continuità con il percorso di popolarizzazione del consumo di vino che nel 2014 sforerà in volume, il muro dei 3 milioni di ettolitri.

«È verosimile che la mancata crescita, sia da ricondurre tra le altre cause, alla scarsa capacità di comunicazione del vino da parte degli stessi produttori – ha spiegato Miyajima – Il consumatore giapponese è desideroso di conoscere la storia e la cultura che contraddistinguono ogni vitigno. Non va sottovalutata anche la fedeltà verso l’importatore, che è in grado di poter creare un feedback anche dal punto di vista turistico, attraverso la figura degli ambasciatori del vino. Una serie di correttivi da applicare potrebbero essere un maggior coordinamento di iniziative promozionali tra i consorzi e una condivisione strategica di obiettivi precisi».

Alessio Bottigliero