Expo Milano, la mossa che vale 5 miliardi

INCHIESTA. Piero Galli è il direttore generale della divisione Event and entertainment di Expo 2015. La sua è una posizione cruciale per la riuscita di una rassegna che calamita speranze, aspettative, paure ed entusiasmi – oltre a interessi non sempre limpidi – di un intero Paese.
L’internazionalità dovrà partire dai territori. Come vede la piccola Alba paragonata a Expo?
«Credo siano almeno due gli elementi che uniscono l’avventura di Expo Milano 2015 e il Piemonte. Innanzitutto la vicinanza geografica: grazie alla rete ferroviaria che mette in collegamento diretto Torino con il sito espositivo, per chi arriva dalla vostra regione sarà più agevole prendere parte all’Esposizione universale; così come i visitatori che non conoscono il Piemonte saranno incentivati a scoprirlo. La prossimità fisica con l’area su cui sorge Expo 2015 rappresenta una leva turistica interessante. A ciò si aggiunge un secondo aspetto: l’eccellenza enologica e gastronomica piemontese in generale e albese in particolare. I vini e i tartufi d’Alba sono noti in tutto il mondo. Sono quelle eccellenze da cui un evento mondiale sul tema dell’alimentazione che si svolge in Italia non può prescindere. Dare loro il giusto spazio e rilievo all’interno del “Padiglione Italia”, nel padiglione del vino o in qualsiasi altra occasione d’incontro – anche fuori dal sito espositivo, nell’idea di un “Fuori Expo” esteso a tutta la Penisola – è uno degli obiettivi di Expo Milano 2015».
 Qual è la maggiore sfida da affrontare nel governo dell’intera macchina?
«L’Esposizione universale è un appuntamento di grande complessità organizzativa. Basti pensare che 53 degli oltre 130 Paesi che parteciperanno costruiranno un proprio padiglione – è un record per la storia dell’evento – mentre gli altri avranno uno spazio all’interno dei cluster, i nove “villaggi” dedicati alle filiere alimentari (caffè, riso, cacao, cereali, ecc.). Il cantiere è in piena attività: si sta procedendo sia all’elevazione delle strutture dei partecipanti sia alla copertura tecnologica dell’area di oltre un milione di metri quadrati che ospita la manifestazione, in modo che possa diventare una digital smart city. Vogliamo permettere ai 20 milioni di visitatori attesi di vivere un’esperienza al tempo stesso divertente ed educativa. Il Cirque du soleil si esibirà in uno spettacolo ideato ad hoc per Expo, i Paesi si faranno conoscere attraverso i National day – ne sono stati confermati già 80 – e ospiteremo mostre e convegni. L’offerta culturale e di intrattenimento sarà di grande valore».
Expo solleverà le sorti del turismo italiano?
«Che Expo Milano 2015 sia una grande opportunità lo hanno capito molto bene i tour operator, grazie a loro abbiamo già venduto oltre 7 milioni di biglietti, più di un milione nella sola Cina, a conferma dell’interesse mondiale per il nostro Paese e per l’evento che stiamo organizzando. Secondo le stime, il settore del turismo avrà benefici per 5 miliardi di euro».
Matteo Viberti

 

Quando alimentazione non fa rima con profitto

INTERVISTA.  Silvio Barbero è il vicepresidente dell’Università delle scienze gastronomiche di Pollenzo, una realtà in rapida espansione, sempre più influente a livello internazionale dal punto di vista formativo, etico, sociale.
 Partiamo dall’università, Barbero: qual è la vostra filosofia?
«La Unisg è l’università di Slow Food e si pone l’obiettivo di abilitare una nuova figura, il gastronomo. Si tratta di un professionista attento a tutti gli aspetti del cibo: storici, ambientali, sociali, economici. Non insegniamo a cucinare, ma proponiamo un approccio olistico al cibo, un processo formativo che contempla gli aspetti della produzione, della distribuzione e del consumo. Una catena che deve essere buona, pulita e giusta. Perciò i nostri studenti affrontano esami di chimica e biologia, ma anche materie umanistiche come antropologia e storia. Il settore alimentare ha di fronte scelte importanti, soprattutto per quanto riguarda la fame nel mondo. Il modello industriale attuale non ha risolto questo grande problema».
Che cosa intende dire?  «Nel mondo esistono molti Paesi che soffrono la fame o non hanno risolto il problema del cibo per mancanza della cosiddetta “sovranità alimentare”. Anche i problemi sanitari, come l’obesità e il diabete in larga diffusione tra le fasce “basse” della popolazione (si vedano gli Stati Uniti) sono da imputare a una cattiva alimentazione da svantaggio sociale. Assistiamo oggi a una predominanza di logiche che hanno come primo e unico scopo il profitto. Ma l’agricoltura non è soltanto attività industriale. Questa filosofia sta distruggendo le comunità di contadini e pescatori. Vogliamo restituire dignità e valore al loro operato a prescindere dalle dinamiche del business».
Che cosa pensa della moda mediatica legata al cibo?
«Assistiamo a una situazione schizofrenica, che Carlo Petrini chiama “pornografia gastronomica”. Su ogni rivista c’è qualcuno che straparla di cibo, spadella, escogita ricette. Questo rappresenta soltanto un tassello della catena gastronomica, ma non include gli aspetti etici, produttivi e sociali del cibo. Questi modelli sono basati sulla mancanza di conoscenza. Non è un caso che la spesa alimentare per famiglia in Italia risulti in diminuzione, rappresentando soltanto l’11 per cento del bilancio domestico contro il 12, ad esempio, della telefonia e di Internet. Siamo su un treno che corre verso la propria autodistruzione. Se non stiamo attenti e non re-immaginiamo il sistema alimentare, rischiamo di essere seduti sulla carrozza ristorante di questo treno e di non accorgerci di cosa stia accadendo».
 Expo 2015 si muove in questa logica commerciale legata al cibo?
«La nostra università sarà presente a Expo in modo critico. Inizialmente la rassegna è stata promossa anche da Petrini, fondatore di Slow Food. Ma Expo talvolta ha intrapreso derive commerciali. Nel complesso, tuttavia, esistono molti elementi di forza sui quali costruire».

m.v.

Cirio: Alba è la food valley Unesco. Porteremo a Milano la cultura del cibo

Alberto Cirio, ex assessore sabaudo al turismo, oggi europarlamentare, coordina i rapporti tra Expo 2015
e Regione Piemonte.

Quale significato Expo intende trasmettere del cibo, Cirio?
«Expo 2015 ha scelto una declinazione del tema che tiene conto sia del concetto di eccellenza che di quantità. Convivranno momenti di alta promozione qualitativa, ma anche incontri di sensibilizzazione sul fatto che buona parte del pianeta è ancora senza cibo. La sfida che ci si pone è di garantire un approccio corretto al mondo dell’alimentazione che giustifichi l’esistenza di un ristorante tre stelle Michelin, da 300 euro a pasto, accanto al padiglione dei Paesi africani, dove molte persone rischiano di non avere sostentamento a sufficienza. Il concetto
di “nutrire il pianeta” riguarderà l’ambiente, che va rispettato, ma anche come terra in cui ogni giorno ci sono persone che muoiono di fame».
Qual è il legame che unisce Expo al Piemonte?
«Il cibo. Un elemento che ci rende competitivi accanto a mete quali Venezia e Firenze, perché l’offerta enogastronomica del Piemonte è più forte. E questo vale ancor di più per noi albesi, che siamo
la food valley patrimonio Unesco, con una forte vocazione culturale».
Quale aneddoto, dato statistico o storia legata a Expo più l’ha colpita in questi mesi di progettazione?
«Il dato è riferito agli scarti alimentari, che dimostra che con la quantità di cibo che una famiglia di quattro persone butta ogni giorno potrebbero nutrirsi tre famiglie nel mondo. Fa riflettere, inoltre, che dopo Expo i padiglioni saranno distrutti. Una scelta che può sembrare paradossale e che invece inquina molto meno che lasciare strutture che richiedono una manutenzione insostenibile. Expo ci insegna che restituire alla terra è la scelta giusta. Per i prossimi cent’anni l’Italia non avrà più occasione di riospitare Expo. Quindi, abbiamo un’occasione unica. Expo 2015 ci porta il pianeta sotto casa: basta uscire e andare a vederlo».

m.v.