L’abbraccio di diecimila albesi al signor Michele

ALBA Oltre duemilacinquecento persone hanno partecipato questa sera, martedì 17 febbraio, alla preghiera del rosario, in suffragio di Michele Ferrero, il patron del colosso dolciario nato ad Alba e diffuso ormai in cinque continenti, deceduto sabato scorso nella sua abitazione di Montecarlo. Il rito, previsto alle 19, ha preso il via alle 19.15, officiato dal vescovo di Alba, mons. Giacomo Lanzetti. Ad assistervi una folla commossa e silenziosa, assiepata nel piazzale tra l’ingresso padronale, quel cancello grigio dal quale entrava il signor Michele a bordo della sua auto, e la enorme struttura montata a tempo di record tra domenica e lunedì dalle squadre della manutenzione, che oggi ha accolto il feretro e le migliaia di persone che sono sfilate in rispettoso corteo, per rendergli omaggio.

Oltre diecimila – secondo una prima stima – gli albesi che hanno varcato quella soglia (nel video sotto, le testimonianze di alcuni di loro; le foto, invece, sono disponibili QUI), dal mattino sotto la pioggia, al pomeriggio, quando ormai il sole si era affacciato a scaldare l’aria, ma non gli animi. Per tutto il giorno la signora Maria Franca, il figlio Giovanni con la moglie Paola e la signora Luisa, vedova di Pietro, sono rimasti vicino al feretro, stretto innumerevoli mani, accolto con gentilezza e sempiclità le condoglianze di tutti, dal dirigente all’operaio, dal commerciante, al produttore di nocciole, dal pensionato che aveva lavorato gomito a gomito col signor Michele al giovane assunto da poco con contratto stagionale, nella grande “fabbrica del cioccolato”, dove aveva lavorato già suo padre prima di lui.

La signora Maria Franca, Giovanni, Paola e Luisa hanno ascoltato i messaggi di cordoglio e di stima, di ringraziamento e ammirazione con compostezza e un sorriso per ognuno, soffermandosi ad abbracciare i collaboratori più stretti, traendo forza – confidiamo – dalle attestazioni di fiducia e affetto, mostrando – lo abbiamo toccato con mano-  attenzione e rispetto per ogni parola, che fosse proferita dal più umile al più altolocato, fedeli al principio che ha reso Ferrero l’azienda più amata dal pubblico e ambita dai lavoratori. Perché qui, nella “grande fabbrica del cioccolato” ogni persona è importante, ogni persona è degna di rispetto. Come ha insegnato, ogni giorno, con il suo esempio, il signor Michele.

E mentre il lungo serpentone di gente sfilava davanti alla salma, firmava i libri, cercava sollievo alla commozione con un bicchiere di tè caldo, le corone di fiori si sommavano a ornare, in una fila lunga e ordinata, il muro perimetrale della ditta. Una cinquantina, se ne contavano a fine giornata, declinate  in tutte le sfumature del bianco, offerte da rose, calle e molti altri fiori dal profumo delicato e nome ignoto, inviate da stabilimenti,  fornitori, amici, persone semplici e ministri italiani e stranieri.  E nella rete, alle caselle di posta della Ferrrero si moltiplicavano i messaggi di commiato da tutto il mondo, da chi ha avuto la fortuna di conoscere il signor Michele e da chi  lo scorgeva ogni tanto, da lontano, e ne ammirava, oltre alle qualità di imprenditore saggio e visionario, anche la levatura di uomo, che non esitava a far fermare l’auto per permettere a una signora anziana e zoppicante di attraversare la strada.

Valeria Pelle